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La scissione di Vannacci apre la resa dei conti nella Lega: Salvini al capolinea? Gli scenari

Pubblicato: 13/02/2026 19:23

La possibile scissione di Roberto Vannacci viene letta da una parte della vecchia guardia della Lega come un’opportunità per un partito che, soprattutto al Nord, ha perso consenso e identità. Dopo mesi di tensioni interne e polemiche, l’uscita del generale potrebbe rappresentare – per alcuni – la fine di quella che era stata definita “un’anomalia”.
L’addio di Vannacci rischia però di aprire una fase delicata, con un inevitabile regolamento di conti attorno alla leadership di Matteo Salvini.

I flussi elettorali e il peso su FdI

Secondo un sondaggio realizzato da Izi e presentato nel corso della trasmissione “L’Aria che Tira” su La7, la base elettorale potenziale di Vannacci si colloca prevalentemente nell’area della destra.
Il 39 per cento di chi si dichiarerebbe disposto a votare una lista guidata da Vannacci avrebbe votato Fratelli d’Italia alle ultime politiche. Circa il 26 per cento proverrebbe dalla Lega, mentre un 20 per cento arriverebbe da altri partiti e il 15 per cento sarebbe composto da elettori che nel 2022 non si erano recati alle urne.
I numeri suggeriscono che l’eventuale scissione potrebbe incidere più sul bacino di FdI che su quello del Carroccio, ma allo stesso tempo evidenziano una fragilità della Lega, che continua a perdere pezzi nella sua tradizionale area di riferimento.

I governatori e la partita interna alla Lega

L’uscita di Vannacci potrebbe accelerare la resa dei conti dentro il partito. Da tempo i governatori del Nord – Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia – rappresentano un’area più pragmatica e meno incline alla linea sovranista nazionale impressa da Salvini. Anche se i retroscenisti più esperti di cose leghiste indicano in chi comanda veramente l’offensiva contro il salvinismo Massimiliano Romeo, il potente segretario della Lega lombarda

Finora le tensioni sono rimaste sotto traccia, senza un vero strappo. Ma la fase attuale potrebbe riaprire la discussione sulla guida del partito e sulla sua identità: nazionale e identitaria oppure nuovamente radicata nel federalismo e nel Nord produttivo.

Zaia, non più governatore, viene indicato da alcuni come possibile figura di ricomposizione, ma il suo profilo istituzionale e poco conflittuale rende incerta un’eventuale discesa in campo. Fedriga, più giovane e con un consenso consolidato in Friuli Venezia Giulia, potrebbe rappresentare un’alternativa, anche se il suo mandato regionale è ancora in corso.

Il referendum come spartiacque politico

Un passaggio decisivo potrebbe essere il referendum sulla riforma della giustizia del 23 marzo, che molti leggono come un test politico per l’intera maggioranza.
Se dovesse prevalere il “Sì”, Salvini rafforzerebbe la sua posizione e la linea attuale difficilmente verrebbe messa in discussione. In caso di vittoria del “No”, invece, si aprirebbe una fase più complessa per il governo e per la Lega, con possibili ripercussioni sulla leadership del segretario.

Identità e futuro del Carroccio

La questione di fondo resta l’identità del partito fondato da Umberto Bossi e trasformato negli anni da Salvini in una forza nazionale. Tornare a un profilo più marcatamente nordista e federalista oppure proseguire sulla strada del sovranismo identitario?

La scissione di Vannacci, se si concretizzerà, potrebbe chiarire i confini e costringere la Lega a scegliere definitivamente la propria rotta. Ma ogni scelta comporta rischi: recuperare consenso al Nord senza perdere il radicamento nazionale, oppure difendere la linea attuale accettando una possibile ulteriore erosione. La resa dei conti, finora rimandata, potrebbe essere solo questione di tempo.

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Ultimo Aggiornamento: 13/02/2026 19:51

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