
Le parole sono nette, il tono è quello della sfida pubblica. Massimo Giletti replica a Sigfrido Ranucci e respinge con decisione le accuse legate alle presunte lobby gay e ai rapporti con i Servizi segreti, rilanciando il confronto in diretta televisiva. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il conduttore di Lo Stato delle Cose chiarisce la propria posizione e invita apertamente il collega a un faccia a faccia.
Leggi anche: “Ecco perché mi attacca!”. Ranucci regola i conti con Giletti: veleno in Rai
La replica di Massimo Giletti e la sfida a Sigfrido Ranucci
«Sono un uomo libero, non appartengo ai servizi segreti né a nessuna lobby», afferma Massimo Giletti, smentendo con fermezza ogni ricostruzione che lo vorrebbe inserito in dinamiche opache. Il riferimento è alla polemica esplosa attorno alle chat con Maria Rosaria Boccia e alla pubblicazione di alcuni scambi che hanno alimentato il dibattito mediatico.
Il conduttore non si limita alla difesa personale, ma rilancia: «Ritengo che Ranucci debba essere sempre e comunque difeso». Una frase che suona come una presa di posizione garantista, subito seguita da una proposta concreta: un invito a partecipare alla trasmissione per spiegare pubblicamente la vicenda. «Quando vuole lo invito a venire a Lo Stato delle Cose, già oggi, a spiegare questa vicenda. Io ho fatto un editoriale di cinque minuti, a lui ne offro dieci. Però poi si deve confrontare con me, con Michele Santoro come moderatore. Se accetta di venire, le porte sono aperte».
Una sfida diretta, che punta a spostare il confronto dal piano delle dichiarazioni incrociate a quello del dibattito televisivo.

Le chat e la versione dei fatti
Nel ricostruire la sequenza degli eventi, Giletti racconta di aver ricevuto un messaggio da Ranucci proprio il giorno in cui un quotidiano pubblicava le conversazioni oggetto della polemica. «Usano te per colpire me, è una totale manipolazione. La mia solidarietà», sarebbe stato il contenuto del testo ricevuto.
Il giornalista spiega di aver inizialmente dato credito alle parole del collega, ritenendo plausibile l’ipotesi di uno scontro tra testate e orientamenti politici contrapposti. Tuttavia, afferma di aver successivamente acquisito documenti giudiziari originali che, a suo dire, confermerebbero l’autenticità delle frasi contestate. «Non c’è stata nessuna manipolazione, lui quelle cose le ha scritte davvero», sostiene.
Da qui la decisione di parlarne in trasmissione. «Non potevo rimanere in silenzio», ribadisce, sottolineando quella che definisce un’incoerenza tra il messaggio privato ricevuto e il contenuto effettivo delle chat. «Avrei preferito che ammettesse l’errore oppure dicesse: sì, l’ho detto. E la questione si chiudeva lì».

Le accuse sui servizi segreti e il caso Renzi-Mancini
Tra i passaggi più duri, c’è la replica all’accusa di essere “al servizio dei Servizi”. «Manca solo che mi dia del fascista», commenta Giletti, che si chiede perché, a fronte di tali affermazioni, in privato gli sia stato scritto l’esatto contrario.
Il conduttore collega l’origine della frattura a una precedente vicenda trattata in trasmissione, relativa all’incontro tra Matteo Renzi e Marco Mancini. In quell’occasione, spiega, avrebbe contestato pubblicamente alcune ricostruzioni ritenute imprecise. «Credo che tutto nasca da lì», osserva, facendo riferimento a un messaggio particolarmente duro ricevuto all’epoca.
Infine, l’affondo: «Se ti occupi di certe inchieste è normale incontrare i protagonisti: questo vuol dire lavorare per i servizi?». E richiama un episodio in cui, durante un procedimento, l’allora capo dei servizi segreti italiani, Elisabetta Belloni, avrebbe opposto il segreto di Stato a una domanda sui rapporti con Ranucci. «Ognuno si faccia delle domande e si dia delle risposte», conclude.
La polemica resta aperta, così come l’invito al confronto pubblico. Sullo sfondo, uno scontro che intreccia giornalismo, inchieste televisive e accuse reciproche, destinato a far discutere ancora.


