Vai al contenuto

Meloni verso il passo indietro, Italia osservatrice nel board per Gaza

Pubblicato: 16/02/2026 19:54

La decisione del governo italiano di partecipare come osservatore al Board of Peace su Gaza si muove su un crinale politico delicato, tra equilibri europei e rapporti con Washington. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha valutato fino all’ultimo l’ipotesi di volare negli Stati Uniti il 19 febbraio per l’iniziativa promossa da Donald Trump, ma salvo colpi di scena dell’ultima ora non sarà presente. La linea ufficiale resta prudente – “non è stato ancora deciso” – ma a rappresentare l’Italia sarà con ogni probabilità il ministro degli Esteri Antonio Tajani, atteso il 17 febbraio in Parlamento per illustrare la posizione del governo.

I vincoli costituzionali e il ruolo di osservatore

Alla base della cautela dell’esecutivo vi sono anche due paletti costituzionali: ogni trattato internazionale deve essere ratificato dal Parlamento e deve fondarsi su condizioni di reciprocità. Il board per Gaza, concepito con una chiara impronta statunitense, non configurerebbe al momento tali condizioni.

Per questo motivo l’Italia punta su un ruolo “terzo”, limitato all’osservazione. La maggioranza ha già predisposto una propria risoluzione che sosterrà la partecipazione al progetto ribadendo al contempo la prospettiva dei “due popoli, due Stati”. L’opposizione, invece, si orienta verso un documento unitario, condiviso da tutte le forze parlamentari.

Lo sguardo su Berlino e il rischio isolamento

Prima di sciogliere la riserva, Meloni ha guardato soprattutto a Berlino. Se il cancelliere tedesco Friedrich Merz avesse annunciato la propria presenza a Washington, il rischio di isolamento rispetto all’asse franco-tedesco sarebbe stato attenuato. Ma da fonti del governo tedesco è arrivata una risposta netta: Merz non parteciperà, né come membro né come osservatore.

In un momento in cui l’Unione europea discute del proprio ruolo geopolitico, la scelta italiana rischia di essere letta come un ulteriore allontanamento dal baricentro Parigi-Berlino.

Tajani: “Protagonisti ma come osservatori”

A intervenire pubblicamente è stato Tajani, che ha difeso la scelta di aderire come osservatori: “Vogliamo essere protagonisti”, ha dichiarato, sottolineando che anche la Commissione europea avrà un ruolo analogo.

Il ministro ha rivendicato l’impegno italiano sul dossier Gaza: aiuti umanitari, disponibilità a contribuire alla formazione di una nuova polizia palestinese e incremento della presenza dei carabinieri a Rafah. “C’è un interesse diretto alla stabilità del Medio Oriente e alla costruzione della pace”, ha affermato.

Gli altri Paesi coinvolti

Oltre all’Italia, parteciperanno come osservatori anche Grecia, Romania e Cipro. L’Ungheria sarà invece membro effettivo del board. Un quadro che riflette le diverse sensibilità europee sul tema e che evidenzia le tensioni interne all’Unione sul rapporto con Washington.

La scelta finale della premier si inserisce dunque in un contesto più ampio, dove politica estera, equilibri europei e relazioni transatlantiche si intrecciano. L’Italia tenta una posizione intermedia: presente, ma senza esporsi pienamente. Un equilibrio che resta fragile.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure