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Migrante pakistano respinto dall’Italia dovrà essere risarcito con 18mila euro: la decisione del Tribunale di Roma

Pubblicato: 17/02/2026 10:57

Il Viminale è stato condannato a risarcire con 18 mila euro un migrante pakistano che era stato respinto dall’Italia verso la Slovenia e successivamente in Bosnia, in violazione del diritto d’asilo. La decisione è stata emessa dalla 18esima sezione civile del tribunale di Roma, con sentenza firmata dalla giudice Damiana Colla, che ha evidenziato come il migrante sia stato sottoposto a trattamenti inumani e abbia subito un ritardo nell’accesso alla procedura di protezione internazionale.

La vicenda del cittadino pakistano risale al 2018, anno in cui è arrivato in Italia cercando di ottenere asilo. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’uomo aveva firmato la richiesta di protezione internazionale in Slovenia, ma invece di ricevere assistenza, era stato respinto in Bosnia. La pratica del respingimento aveva comportato per lui un grave ritardo nell’accesso alle tutele previste dalla legge italiana e dalla normativa europea.
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Violazione del diritto d’asilo

Il tribunale di Roma, richiamando precedenti giurisprudenziali, ha sottolineato come il respingeimento verso stati terzi, quando determina un mancato accesso immediato alla procedura di asilo, integri una violazione del diritto fondamentale alla protezione internazionale. Nella motivazione, la giudice Colla ha affermato che l’uomo ha subito trattamenti inumani durante il periodo trascorso fuori dall’Italia, prima del rientro nel nostro Paese, che è avvenuto nel 2021.

Il Viminale aveva sostenuto la legittimità della procedura, facendo riferimento alla possibilità di riammissione informale dei cittadini stranieri verso lo Stato dal quale erano entrati, se identificati in prossimità della frontiera e se prevista da accordi bilaterali tra gli Stati. Tuttavia, la sentenza ha chiarito che tali pratiche non possono ledere il diritto d’asilo né impedire l’accesso immediato alla protezione internazionale.

Status di rifugiato e risarcimento

Al momento del rientro in Italia, il migrante ha ottenuto lo status di rifugiato, definito dalla giudice Colla come «la più elevata forma di protezione internazionale». La condanna al risarcimento di 18 mila euro riguarda dunque il danno subito a causa del ritardo nell’accesso alle procedure di asilo e alle misure di protezione previste dalla legge.

Questa decisione si inserisce in un quadro più ampio di giurisprudenza sul tema: il tribunale di Roma aveva già condannato in passato il Viminale a risarcire 700 euro un altro migrante trattenuto nel Cpr in Albania per simili violazioni. La conferma del diritto al risarcimento sottolinea come la giustizia italiana riconosca la responsabilità dello Stato nel garantire l’accesso effettivo alla protezione internazionale e nel prevenire respingimenti che possano configurare trattamenti inumani o degradanti.

Implicazioni per le politiche migratorie

La sentenza ha anche rilevanza per la gestione dei flussi migratori e delle procedure di rimpatrio e riammissione. Gli esperti legali sottolineano come le pratiche di respingimento verso stati terzi possano essere contestate quando ostacolano il diritto alla protezione internazionale, creando responsabilità dirette per lo Stato. La vicenda del migrante pakistano conferma come il rispetto delle normative sull’asilo sia vincolante anche in contesti di cooperazione con altri Paesi europei.

Il caso evidenzia, infine, la necessità di garantire tempi rapidi nell’avvio delle procedure di asilo, evitando ritardi che possano aggravare la vulnerabilità dei richiedenti protezione e generare responsabilità legali per lo Stato italiano.

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