
Il mondo della cultura e dell’istruzione superiore piange oggi la scomparsa di una figura di immenso rilievo, che ha segnato profondamente la storia accademica del mezzogiorno e dell’intero paese. La notizia della sua dipartita all’età di settantasei anni ha generato un profondo cordoglio non solo tra i colleghi e gli studiosi della sua disciplina, ma anche tra le migliaia di studenti che nel corso dei decenni hanno avuto il privilegio di formarsi sotto la sua guida o di frequentare l’istituzione da lei diretta. Si spegne una donna che ha saputo coniugare un rigore scientifico straordinario con una visione gestionale moderna e inclusiva, lasciando un’eredità intellettuale che continuerà a influenzare gli studi sul territorio e i processi di riforma universitaria per molti anni a venire.
Una carriera dedicata allo studio del territorio
Il percorso professionale della docente è stato caratterizzato da una dedizione assoluta alla geografia economica e politica, ambito nel quale è diventata professoressa ordinaria all’inizio degli anni duemila. Il suo approccio alla ricerca non si è mai limitato alla pura teoria, ma ha sempre cercato di interpretare le trasformazioni fisiche e sociali dello spazio, con un occhio di riguardo per le dinamiche del meridione d’Italia e le sue connessioni con il resto del mondo. Per il suo costante impegno e l’alto valore delle sue pubblicazioni, l’Associazione dei Geografi Italiani l’aveva insignita recentemente del titolo di magistero geografico, riconoscendo formalmente il contributo significativo dato alla disciplina. La sua capacità di leggere i mutamenti del paesaggio urbano e delle rotte commerciali l’ha resa un punto di riferimento internazionale, portandola infine a ricevere la nomina di professore emerito presso l’ateneo che ha rappresentato la sua casa accademica per tutta la vita.
Lida Viganoni è passata alla storia per essere stata la prima donna a ricoprire la carica di rettore presso l’Università L’Orientale di Napoli, un traguardo raggiunto nel 2008 dopo aver servito per sei anni come pro-rettore vicario. La sua elezione ha rappresentato un momento di rottura col passato e un segnale di profonda innovazione per tutto il sistema universitario del sud. Durante il suo mandato, durato fino al 2014, ha affrontato sfide complesse, tra cui l’attuazione di una riforma strutturale dell’ateneo che è ancora oggi il pilastro portante dell’organizzazione interna. La sua gestione è stata caratterizzata da un equilibrio raro tra la tutela delle antiche tradizioni linguistiche e culturali della scuola napoletana e la necessità di aprirsi ai nuovi processi di internazionalizzazione, consolidando il prestigio della struttura ben oltre i confini nazionali.
Riconoscimenti e onorificenze di Stato
L’autorevolezza della rettrice è stata suggellata nel tempo da numerosi eventi di altissimo profilo istituzionale. Sotto la sua presidenza, l’ateneo ha conferito lauree honoris causa a personalità del calibro di Giorgio Napolitano e del maestro Riccardo Muti, momenti che hanno dato lustro alla città e hanno confermato il ruolo centrale dell’università nel dibattito civile. Per i suoi meriti verso la nazione, nel 2013 le è stata conferita l’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana, un titolo che testimonia quanto il suo operato sia andato oltre le mura accademiche per impattare positivamente sulla società intera. Anche dopo aver lasciato la guida dell’università a Elsa Morlicchio, ha continuato a essere una voce ascoltata e rispettata, mantenendo un legame indissolubile con la comunità dei ricercatori e partecipando attivamente alla vita culturale cittadina.
L’eredità umana e il dolore della comunità
La scomparsa di Lida Viganoni lascia un vuoto incolmabile che si manifesta attraverso le centinaia di messaggi di saluto apparsi sui canali sociali e nelle sedi istituzionali. I suoi ex alunni la ricordano come una docente appassionata e una guida materna ma autorevole, capace di trasmettere non solo nozioni tecniche ma anche un profondo senso etico del lavoro. I colleghi sottolineano invece la sua integrità morale e la fermezza con cui ha difeso l’autonomia della ricerca scientifica in anni di tagli e difficoltà per il settore pubblico. Il suo esempio di donna delle istituzioni rimarrà un modello per le future generazioni di studiose che aspirano ai vertici della carriera accademica, dimostrando che la competenza e la determinazione possono abbattere ogni barriera di genere. La città di Napoli perde oggi una delle sue menti più brillanti, una protagonista assoluta che ha dedicato ogni energia alla crescita intellettuale del proprio territorio.


