Di Maio Salvini

Per il vicepremier Luigi Di Maio sarebbe necessario concedere prima possibile la cittadinanza per meriti speciali a Rami Shehata, il ragazzino di 13 anni di origini egiziane che si trovava a bordo dell’autobus dirottato da Ousseynou Sy, lo scorso 20 marzo, e che, dando l’allarme alla polizia, è riuscito a salvare se stesso e gli altri 50 giovani studenti dalla morte. Sì, perché oltre ai 6 carabinieri che hanno fermato la strage, ci sono stati due piccoli eroi nella vicenda: Rami e Adam El Hamami, che è riuscito a chiamare sua madre che ha poi allertato la polizia. Con le mani legate, sono riusciti comunque a fare qualcosa per evitare la morte dei loro amici, armati solo di coraggio.

Sulla concessione della cittadinanza a Rami, tuttavia, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, ha frenato gli entusiasmi.

Di Maio chiede la cittadinanza per Rami

In un post su Facebook, il ministro Luigi Di Maio ha espresso la necessità di premiare concedendo la cittadinanza a Rami, 13enne di origini egiziane che ha lanciato l’allarme ai carabinieri la mattina del 20 marzo quando un cittadino italiano di origine senegalese, Ousseynou Sy, ha tentato di uccidere 51 ragazzini a bordo di un autobus per vendicarsi dei bambini morti in mare durante la traversata del Mediterraneo per arrivare in Europa.

Rami Shehata è riuscito a nascondere il cellulare e ha lanciato l’allarme salvando se stesso e gli altri ragazzi. Il vicepremier ha scritto: “Su Rami confido in una rapida risoluzione per quanto riguarda la cittadinanza per meriti speciali. Quel bambino di origini egiziane ha compiuto un gesto straordinario. Durante l’assalto a San Donato Milanese ha avuto il coraggio di chiamare i Carabinieri e salvare così la sua vita e quella dei suoi compagni. Come sapete nei giorni scorsi ho scritto anche ai ministeri competenti per fare in modo che la sua pratica arrivi presto al Consiglio dei Ministri.

Mi aspetto che accada. Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è d’accordo. Non stiamo a girarci troppo intorno. Diamo la cittadinanza a quel bambino. C’è già una legge che lo consente, non dobbiamo inventarcela. Facciamolo e basta. Come ho già detto, questo è un Paese che vale molto di più della semplice indignazione: dimostriamolo. Iniziamo a guardare avanti. Facciamolo. Senza perderci in facili strumentalizzazioni“.

La replica di Salvini

Ma il vicepremier Matteo Salvini non la vede allo stesso modo e, pur riconoscendo i meriti di Rami e dicendo di volerlo incontrare, non ritiene sia possibile concedergli la cittadinanza.

Il ministro dell’interno presente ieri alla presentazione del nuovo libro di Mario Giordano, ha detto: “Conto di incontrare Rami il prima possibile e di fare quello che la legge mi permette di fare e non faccio quello che la legge non mi permette di fare. Le cittadinanze non le posso regalare e per dare le cittadinanze ho bisogno di fedine penali pulite. Non parlo dei ragazzini di 13 anni ma non fatemi dire altro“. Di fatto, il vicepremier ha quindi evidenziato nuovamente la necessità di avere la fedina penale pulita se si lavora nel settore pubblico, concetto già espresso dopo aver scoperto che il responsabile del dirottamento e della tentata strage del bus a San Donato Milanese avesse la cittadinanza italiana ma anche precedenti per guida in stato di ebrezza e violenza sessuale.

Per ribadire quanto già affermato, Matteo Salvini ha spiegato che il problema non è il ragazzino di 13 anni in sè: “Quando si tratta di cittadinanze non ci devono essere nessuna ombra e nessun dubbio e purtroppo al momento ombre e dubbi ce ne sono. Se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo 20 anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché“.

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