Bandiere per Soleimani e Donald Trump

Nel vortice di una escalation verbale sempre più infuocata, tra Usa e Iran si apre un’altra frattura dai risvolti esplosivi per l’intero tessuto di relazioni internazionali. Da Teheran l’annuncio che il Paese è pronto a far saltare l’accordo del 2015 sul nucleare, e la sicurezza del mondo scricchiola sotto i colpi di una crisi sempre più profonda e dall’esito incerto. Non una decisione irreversibile ma un sintomo chiaro, e allarmante, che rimanda all’ipotesi sempre più concreta di un addio ai limiti sull’arricchimento dell’uranio.

L’ombra della vendetta dopo il raid Usa

L’ombra della vendetta si staglia sinistra alle spalle di un’America e un Occidente in fermento, dopo il raid Usa in cui è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani.

Una reazione annunciata, quella della rovente terra di Medio Oriente, che sembra farsi sempre più palpabile e preoccupante al grido di un imminente addio all’accordo del 2015 sul nucleare.

La risposta iraniana agli Stati Uniti, secondo quanto sottolineato alla Cnn da Hossein Dehgan, consigliere di Ali Khamenei, “sarà sicuramente militare” e focalizzata sui loro siti.

E sui delicatissimi equilibri in gioco pende il pressing di Baghdad, che chiede di cacciare le truppe straniere della coalizione internazionale anti-Isis.

La marea umana che ha accompagnato il feretro di Soleimani inneggiava a un solo orizzonte: “Morte all’America“.

Pochi minuti fa la notizia che preoccupa ulteriormente i leader occidentali: Teheran avrebbe deciso di ridurre gli impegni nell’ambito dell’accordo del 2015 sul nucleare. Un vero e proprio strappo al filo sottilissimo che sembra separare il mondo da un precipizio di guerra.

Il passo indietro dell’Iran riguarderebbe le “final key restriction”, restrizioni sul numero massimo di reattori nucleari nel Paese e l’orientamento verso l’arricchimento senza limiti dell’uranio.

Si tratta del ‘fulcro’ dell’accordo internazionale.

Stati Uniti e Iran: escalation continua

Stando a quanto riportato dall’emittente Al Arabiya, dunque, le intenzioni di Teheran sarebbero chiare. Con una serie di tweet, Donald Trump ha alimentato le tensioni dichiarando di essere pronto a distruggere 52 importanti siti per la politica e la cultura iraniane.

Un segnale dal valore non solo strategico ma anche simbolico, perché 52 è il numero gli ostaggi americani trattenuti nel Paese tra il 1979 e il 1981. Da Mike Pompeo, segretario di Stato Usa, un tentativo di ridimensionare le proporzioni colossali dell’attrito: “Non verranno colpiti obiettivi culturali“.

Nel corso di un’intervista a Fox News, ha aggiunto quanto segue: “Ci stiamo preparando a ogni genere di risposta“, il che comprenderebbe anche il rischio di cyber attacchi. Pompeo rassicura sul percorso d’azione degli Usa: “Si agirà nel rispetto del diritto internazionale“, ma questo non basta a rallentare l’ondata di apprensione che monta in Occidente.

Trump: “Se ci attaccano, nostra reazione sarà spropositata”

E dal profilo Twitter del presidente degli Stati Uniti continua la serie di messaggi indirizzati a Teheran. Quello delle 21.25 del 5 gennaio conferma la posizione di ferro davanti alle risposte dell’Iran – che, dopo il lancio di razzi vicino all’ambasciata americana a Baghdad, avrebbe paventato l’idea di “cancellare Israele dalle cartine geografiche” – con parole che non lasciano molto margine di interpretazione.

Se l’Iran dovesse colpire qualsiasi persona o bersaglio degli Stati Uniti, gli Stati Uniti reagiranno rapidamente, e forse in modo sproporzionato” ha annunciato Trump.

Droni da Sigonella? L’Italia smentisce

La notizia che i droni usati per il raid contro Soleimani fossero partiti dalla base italiana di Sigonella è rimbalzata con prepotenza nelle ultime ore, ma il Ministero della Difesa, riporta Ansa, ha smentito categoricamente questo scenario.

In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione relative all’ipotesi di partenza di droni dalla base aerea di Sigonella per l’operazione che ha portato all’uccisione del generale iraniano Soleimani, la Difesa smentisce categoricamente anche alla luce delle ottime relazioni e contatti con la controparte militare americana presente sul territorio italiano“.