Luigi Di Maio

Nelle prossime ore Luigi Di Maio ufficializzerà l’addio alla leadership del Movimento 5 Stelle. Una decisione che si vociferava da tempo, per via dei dissidi interni allo stesso movimento politico. Oltre l’incertezza per il futuro, resta però la rapida ascesa dell’uomo politico, che in 10 anni è passato dal fare lo steward allo Stadio San Paolo alla guida del primo partito italiano.

Gli studi e la nascita del Meet Up

Contestato, preso in giro per gli scivoloni sui congiuntivi, ma innegabilmente uno dei volti che hanno segnato questo decennio politico italiano. Luigi Di Maio in una sola decade è emerso dagli spalti dello stadio dove faceva lo steward, fino a diventare 2 volte ministro e vice premier.

Risultati politicamente incredibili, che affondano le sue radici nel 2007.
Il giovane Luigi Di Maio mastica già il politichese: padre ex Msi e An, il figlio diventa Presidente del Consiglio degli Studenti nel 2006, quando frequenta la facoltà di Giurisprudenza. È la seconda scelta dopo Ingegneria, ma neanche questa verrà portata a termine.
Il motivo sarebbe nell’ondata reazionaria scatenata da Beppe Grillo nel 2007, anno in cui Di Maio fonda il Meet Up di Pomigliano d’Arco, città natale.

I primi anni nel M5S

Nati come tentativo di avvicinare i cittadini agli interessi politici delle proprie città, i Meet Up diventano la base sulla quale si fonderà il futuro successo del M5S. Successo non immediato, tuttavia: dopo lavori come cameriere, tecnico informatico e agente di commercio, Luigi Di Maio si candida come consigliere comunale, nel 2010.
Il primo vero salto “nella politica dei grandi” è però un flop: 59 voti e niente elezioni. Arriva però il 2013 e la definitiva esplosione del Movimento 5 Stelle: alle parlamentarie, ottiene 189 preferenze e viene poi eletto alla Camera dei Deputati.

Il più giovane vice-presidente della Camera

Subito dopo, arriva il primo, vero, grande risultato, quello che proietta il nome di Luigi Di Maio nel panorama politico italiano. Il 21 marzo 2013 diventa il più giovane vice-presidente della Camera, con 173 voti. Questa visibilità lo porta l’anno successivo a far parte del cosiddetto “direttorio“, che dopo la disfatta del M5S alle Europee si proponeva di rilanciare il movimento, mettendo da parte l’ingombrante nome di Beppe Grillo.


Dal movimento di tutti, alla guida dei pochi, fino a radunare a sé l’effettiva guida politica di uno dei 2 partiti che più sono cresciuti nel decennio: nel 2017, infatti, arriva il passo definitivo.

Dal 2017 era capo politico del M5S

L’occasione sono le future elezioni politiche, alle quali il M5S vuole candidarsi con un nome forte come candidato Premier. La scelta viene rimandata alle votazioni degli iscritti e la decisione converge proprio su Luigi Di Maio. Il 23 settembre 2017 Di Maio non diventa solo il candidato Premier, ma anche guida politica dell’intero Movimento.
Sotto la sua gestione, alle elezioni del 2018 il M5S si conferma primo partito italiano con il 32% dei voti. Un risultato epocale, ma non sufficiente a diventare Presidente del Consiglio.

Le alleanze con la Lega e col PD

Il resto è storia nota e recente: non potendo governare da solo, il M5S e Di Maio scelgono prima l’alleanza con la Lega, che gli garantisce di portare a termine il tanto agognato Reddito di Cittadinanza, quindi con il PD di Zingaretti dopo il ribaltone estivo. In mezzo, ben 2 ministeri: prima quello dello Sviluppo economico e del Lavoro, quindi la carica di Ministro degli Esteri nel secondo governo Conte (anche qui, il più giovane della storia. Questi ultimi movimenti hanno però portato a lacerazioni pesanti all’interno del Movimento, mai noto per la sua apertura nei confronti dei dissidenti.
L’ultimo a dar pesantemente contro a Di Maio è stato Luigi Paragone, che ne ha apertamente sconfessato il potere politico.

Qualcosa di vero doveva esserci, dietro il malumore di Paragone (pure espulso dai probiviri), perché Luigi Di Maio ha deciso di dare le dimissioni da capo politico del M5S. Cosa riserva il futuro per il momento non si sa, né se quanto raccontato finora rappresenti l’apice della sua carriera politica.