Le donne a capo dei 7 stati meglio governati durante il coronavirus

Secondo un articolo pubblicato da Il Corriere della Sera, in data 15\04 , i paesi che hanno resistito meglio degli altri all’arrivo del Coronavirus sono 7. Da alcuni c’era da aspettarselo, perché dotati di una forte organizzazione alle spalle. Altri, invece, hanno sorpreso le statistiche. Ci sarebbe anche un altro fattore comune tra queste nazioni, secondo la tesi presentata: sono tutte governate da donne. The Social Post ha deciso di approfondire la questione. Il fatto che a capo dei suddetti Stati ci siano delle donne, può avere influito sulla loro condotta in merito al Covid-19?

Quanto conta la densità abitativa

Partiamo da ciò che effettivamente è stato fatto.

Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, le quattro nazioni nordiche da cui molti stati dovrebbero prendere esempio per molti aspetti. Attenzione all’ambiente, sviluppo dei trasporti. Una delle iniziative dell’Islanda, ad esempio, è stata quella di fare quanti più test possibili, anche a chi non mostrava particolari sintomi. Non si può, però, non tenere anche in considerazione che l’Islanda ha una densità di popolazione molto bassa. Un dato che può influire sulla lentezza dei contagi e sulla maggior facilità di controllo degli infetti.

Parliamo di una concentrazione di 4 abitanti per km quadrato. Un numero di gran lunga inferiore ai 200 dell’Italia. Allo stesso modo la Finlandia, con 17 abitanti per km quadrato.

Germania, la Merkel in prima linea fin da subito

Non si può non aggiungere alla lista la Germania di Angela Merkel, la cui lunga estrema resistenza al virus fatica ad essere totalmente spiegata. La stessa Merkel, ad esempio, aveva deciso di imporsi un isolamento volontario. Complice, senza dubbio, il sistema di assicurazioni obbligatorie contro le malattie fondato nel 1883 da Bismarck e poi riformato da Schröder con l’agenda 2020.

Per non dimentica poi la fermezza con cui la Merkel ha affrontato l’emergenza, ammettendo da subito l’importanza di prendere misure precauzionali. Nessuna incertezza, dunque, nel suo modus operandi: per la Germania decisioni immediate e in atto fin da subito. Si aggiunge poi, a favore della Nazione, una disponibilità di letti in terapia intensiva difficile da trovare altrove in Europa. Va però detto che negli ultimi giorni anche la Germania si trova in difficoltà ed avrebbe visto cresce la velocità del contagio.

Taiwan e Nuova Zelanda, come ci sono riuscite?

A sorprendere, invece, la reazione di Taiwan e Nuova Zelanda.

Nell’isola cinese, governata da Tsai Ing-wen si contano fino ad ora solo 6 morti. Un numero decisamente molto basso se si pensa alla vicinanza di Taiwan alla Cina, epicentro della malattia. All’isola si deve anche il merito di esportare mascherine in tutto il mondo, grazie alle misure restrittive emanate fin da subito e che hanno impedito la chiusura totale delle aziende. Insomma, a Taiwan non si vive di certo in piena libertà ma si è evitato il lockdown totale. Lo stesso vale per la Nuova Zelanda, guidata da Jacinda Ardern. La Ardern ha deciso fin dai primi casi di chiudere le frontiere e di imporre la quarantena per chi rientrava.

Il risultato è il decesso di sole 9 persone.

Quanto può aver influito il fatto che ci siano delle donne a capo?

Per cercare di approfondire il tema, abbiamo intervistato alcuni esperti. Tra questi, Cristiano Vezzoni, docente di scienze sociali e politiche presso l’Università di Milano, a cui abbiamo chiesto di dire la sua. Per prima cosa, Vezzoni evidenzia come il fatto che la leadership di questi paesi sia in mano alle donne sia un chiaro segno di apertura degli stessi governi: “La presenza di donne al potere non è la causa della diversa risposta al covid, quanto piuttosto la dimostrazione dell’apertura e dello sviluppo sociale dei paesi indicati “.

Secondo il professore, infatti, esistono molti stati di successo al cui timone ci sono uomini, come Ungheria o i paesi dell’Est Europa, a cui però i media tendono a non fare riferimento. Di parere diverso è la sociologa Chiara Saraceno, che ha evidenziato la prontezza d’intervento delle donne in questione. “Da subito si sono preoccupate più della messa in sicurezza dei loro cittadini che delle conseguenze per l’economia. Tuttavia, che ci sia uno stile di governo diverso tra donne e uomini è ancora da dimostrare in modo solido, e non basta una donna al comando per cambiare stile”. Nonostante non esista ancora uno studio approfondito sul tema trattato, secondo le parole dell’esperta quello che si può dire con maggiore certezza è che paesi che consentono alle donne la leadership su base democratica (e non ereditaria o autoritaria) sono mediamente più capaci di decisioni cooperative. In ogni caso, per un’analisi di questo tipo, è fondamentale tenere a mente quanti più fattori possibili, sociali, politici, geografici e climatici.

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