Roberta Ragusa e Antonio Logli

Detenuto a Massa Carrara per l’omicidio della moglie, Roberta Ragusa, Antonio Logli scrive una lettera a Barbara d’Urso e torna a dirsi innocente. L’uomo, condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione, si trova dietro le sbarre dal 10 luglio 2019. Per la giustizia è lui l’assassino di Roberta, responsabile anche della distruzione del suo cadavere.

Antonio Logli: lettera a Barbara d’Urso

Mentre la sua difesa continua a guardare all’orizzonte di una revisione del processo – strada percorribile solo in presenza di elementi nuovi da portare sul tavolo della giustizia – Antonio Logli continua a professarsi innocente e si rivolge a Barbara d’Urso con una lettera dal carcere di Massa Carrara, dove è detenuto dall’estate 2019 in seguito alla sentenza di Cassazione che gli ha inflitto 20 anni di reclusione.

Una condanna in via definitiva che lui, il marito di Roberta Ragusa ritenuto responsabile di omicidio volontario e distruzione di cadavere, continua a ritenere ingiusta nonostante l’esito granitico del giudizio a suo carico.

Recentemente querelato da Loris Gozi, il supertestimone che, con le sue dichiarazioni, ha contribuito a fissare il suo profilo alla cornice di responsabilità che hanno confezionato la sentenza finale, il marito della donna – scomparsa nel 2012 e mai più ritrovata – torna a dire la sua con tanto di appello perché la moglie ritorni.

A poche settimane dalle parole affidate al settimanale Giallo, Logli ribadisce la sua innocenza con uno scritto indirizzato alla conduttrice di Pomeriggio 5, letto in diretta dalla stessa d’Urso nella puntata di ieri, 1 dicembre.

Le parole di Logli dal carcere

Il contenuto della lettera è stato reso noto al pubblico durante l’appuntamento di Pomeriggio 5 del 1° dicembre, in cui si è aperta una parentesi sul caso Ragusa.

Cara Barbara, grazie per dare ascolto alla mia voce. Il mio tempo si è fermato con l’ingresso in carcere, il 10 luglio 2019. Continuano a ripetere che io sono un assassino, ma non hanno mai tenuto conto del fatto che, più volte, io mi sono appellato affinché Roberta torni (…). Continuo a sperare che un giorno riprenda la via di casa“.

Inizia così la missiva di Logli che, dopo aver ricalcato la sua versione di innocenza, si concentra sui figli, Alessia e Daniele: “Sono due ragazzi responsabili, sono fiero di loro.

Alessia ha intrapreso la strada da modella mentre Daniele coordina l’attività dell’autoscuola, Ma questo non significa che non abbiano bisogno della loro madre. Se solo tornasse, le cose si aggiusterebbero per tutti quanti. Spero che Roberta possa sentire in qualche modo questo mio grido di dolore. Io sono innocente“.

L’omicidio di Roberta Ragusa

Per la giustizia, Roberta Ragusa è stata uccisa da Antonio Logli. Secondo la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva a suo carico, l’uomo avrebbe compiuto il delitto spinto anche da un movente di natura economica.

Il timore dei pesanti contraccolpi in questo ambito, dovuti a un eventuale divorzio, avrebbero fatto da sfondo all’omicidio. I figli si sono sempre detti sicuri della sua innocenza: secondo loro non può aver portato a termine il disegno di morte che gli è stato attribuito.

Il corpo di Roberta Ragusa non è mai stato ritrovato. Secondo la verità processuale sarebbe stata uccisa nell’immediatezza della sua scomparsa, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, al culmine di un litigio maturato in casa dopo la scoperta della relazione extraconiugale tra suo marito e l’allora amante Sara Calzolaio, sua attuale compagna.

Approfondisci

Roberta Ragusa, parla la figlia Alessia Logli

Roberta Ragusa: morta anche per l’anagrafe, sbloccata l’eredità

Antonio Logli: la compagna Sara Calzolaio lo difende