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Pochi giorni dopo la sentenza che ha condannato a 8 anni di carcere il 21enne Pietro Genovese, per aver investito e ucciso le 16enni Gaia e Camilla, arrivano le parole del padre di una delle giovani. Dolore, soddisfazione per il risultato della sentenza e anche un duro giudizio sul ragazzo che ha portato via per sempre sua figlia.

Gaia e Camilla investite a Roma, condannato Genovese

È passato quasi un anno esatto dalla notte del 21 dicembre 2019, quando Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, ha investito e ucciso le giovani Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, in corso Francia a Roma.

Le indagini per capire le responsabilità dell’accaduto sono state convulse: si è parlato di uno sconsiderato gesto delle vittime, che avrebbero attraversato lontano dalle strisce e addirittura che stessero facendo il “gioco del semaforo rosso”; i periti si sono concentrati anche sulla velocità dell’auto e cosa stesse facendo Genovese alla guida: proprio il loro parere è stato decisivo.

Niente concorso di colpa quindi, Pietro Genovese è stato condannato a 8 anni per duplice omicidio stradale. La sentenza è stata più dura di quanto chiesto dalla Procura, ovvero 5 anni.

Omicidio stradale: che cosa dice la legge e che pene sono previste

Le parole del padre di Gaia Von Freymann

Dopo la sentenza, è stato riferito che Pietro Genovese sarebbe crollato. “Alla mia disperazione per la morte delle ragazze si aggiunge altra disperazione. Non mi aspettavo una pena così severa” le parole che avrebbe pronunciato in aula. Più caustico invece il padre di Gaia, Edward Von Freymann, ex ufficiale dei carabinieri. Di Genovese, ha detto in un’intervista a La Stampa: “Nelle settimane successive all’incidente, all’enorme dolore per la sua morte si è aggiunta una sofferenza indicibile, dovuta alla pubblicazione di notizie surreali sul suo conto“.

Quindi, rispetto all’atteggiamento di Genovese: “È giovane e ancora immaturo. Non ha dimostrato pentimento, ma spero che un giorno prenderà coscienza di cosa è successo“.

I dubbi sulla dinamica dell’incidente

Nel corso della stessa intervista, l’uomo ha sottolineato ancora come la verità delle famiglie fosse che Gaia e Camilla non avessero alcuna responsabilità nell’incidente. “A Gaia non poteva capitare – dice rispetto alle accuse di essere state avventate – Io ho avuto un incidente gravissimo in moto e oggi vivo su una sedia a rotelle.

Mia figlia, che per questo aveva sofferto molto, era terrorizzata dalle auto, non andava nemmeno in motorino ed era sempre prudente e attenta. Perfino esagerata nella sua prudenza“.

Poi, ci sono stati gli elementi che hanno giocato a favore della loro tesi: “Devo ringraziare il mio avvocato, Giulia Bongiorno, per essersi accorta degli errori e delle omissioni degli inquirenti nella ricostruzione dei fatti“. Uno su tutti: “L’accusa aveva collocato l’incidente in zona molto più avanzata rispetto alle strisce pedonali.

Noi abbiamo fatto notare che la targa, staccandosi dall’auto, era caduta molto più indietro rispetto a quella zona“.

Condanna a Genovese, il parere del padre

Infine, il padre di Gaia si è espresso anche sulla sentenza comminata a Genovese: “Il fatto è oggettivamente gravissimo. Ma non voglio commentare la pena, è impossibile quantificare in termini di pena la vita spezzata di due sedicenni. Per me era importante che si ricostruisse la verità“.

Parere contrario, ovviamente, quello espresso dalla difesa del 21enne, che della sentenza ha detto “non rispecchia quello che è emerso dagli atti, soprattutto rispetto al rosso pedonale“.

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