elodie a sanremo

Volge al termine anche questa seconda serata di Festival che sembra aver ingranato la prima dopo una serata inaugurale che per certi versi aveva disatteso malsane aspettative, trascinatesi nel tempo senza tener conto degli eventi che si agitano al di fuori dell’Ariston. Sono tante le cose che si possono dire di questa seconda serata che ha visto una vera e propria sfilata sul palco di grandi personalità da Laura Pausini a Gigi D’Alessio, dal trio composto da Leali, Cinquetti e Bella a Il Volo.

Anche di fronte ai nomi più illustri bisogna però fermarsi e cedere il passo, proprio come ha fatto Amadeus, all’indiscussa regina dell’Ariston: Elodie.

Elodie, di rosso vestita è l’anima di Sanremo

Come dicevamo già ieri sera al termine dei primi 300 minuti di Festival che non hanno fatto altro che ricordarci quanto sia drammaticamente difficile giocare a far finta che sia tutto normale, come era prima della pandemia, quest’anno è rischia di diventare inopportuno raccontare l’evento cogliendone le sfumature migliori e le sbavature peggiori. Come nei quadri di Achille Lauro, che questa sera ha voluto omaggiare Mina, è il tutto che in sé stesso trova il senso, e il senso di questa seconda serata ha un nome e un volto: quello di Elodie.

elodie entra al FEstial

La naturale normalità di Elodie restituisce un pubblico al Festival

Elegante, raffinata, talentuosa, magnetica: Elodie, questa sera, è riuscita a fare quello che forse in tanti stanno ancora aspettando che venga fatto da Amadeus, Fiorello e più in generale dal Festival stesso. A lei va il merito di aver restituito al Festival, per ogni secondo in cui è stata protagonista, il suo tenore, il suo spessore, la sua esclusività e su tutto, in questo preciso momento storico, la più elevata normalità. Da quando come una sirena ha sceso le scale dell’Ariston, fasciata in un abito di lustrini rosso, è stato permesso al pubblico di ritrovare quella dimensione sanremese che fino ad ora si era smarrita per quella selva oscura che è ormai la vita ai tempi della pandemia.

elodie vestito oro festival

Incantevole in quell’Elodie vs Elodie, superandosi nell’interpretazione di Beyoncé, nell’accennare per pochi secondi quell’Andromeda che solamente l’anno scorso aveva levigato i confini della gara canora, la cantante è riuscita ad abbattere un “muro” ben più alto e invalicabile di quello da lei stessa citato sul finale quando, con le lacrime agli occhi, si è raccontata con la naturalezza e la genuinità di chi ha una storia da raccontare e non ha bisogno che nessuno ne inventi una per lei.

L’impresa e la vittoria: quel muro che l’ha fatto commuovere si sbriciola

Grazie ad Elodie, questa sera, è venuto meno quel muro, quella siepe oltre la quale da casa il pubblico ha scorto il vuoto anche quando non inquadrato, riflesso lungamente negli occhi di chi sul palco ha fatto e sta facendo di tutto per nasconderlo. E con quel microfono in mano, con indosso l’ennesimo vestito rosso, Elodie ha riportato il pubblico a Sanremo, ha ripopolato un Ariston deserto restituendo umanità ad un’edizione che dell’umanità è stata privata.

Non c’è meglio e non c’è peggio in questa lunga seconda serata di Sanremo ma solamente la sua regina solitaria.

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