Chiara Gualzetti autopsia

Prime risposte dall’autopsia sul corpo di Chiara Gualzetti, 16enne uccisa a Monteveglio (Bologna). Per la sua morte è in carcere un coetaneo, amico con cui avrebbe avuto un appuntamento prima della scomparsa e del terribile epilogo. Il giovane, reo confesso, l’avrebbe colpita con un coltello da cucina e almeno due fendenti, all’altezza del petto, sarebbero risultati fatali. L’esame post mortem avrebbe evidenziato anche elementi compatibili con l’agghiacciante racconto del minorenne dopo il delitto: “L’ho presa a calci in testa“.

Omicidio Chiara Gualzetti: il risultato dell’autopsia

L’amico di Chiara Gualzetti, trovata senza vita a 16 anni, pochi giorni fa, a quasi 24 ore dalla sua scomparsa a Monteveglio, in provincia di Bologna, l’avrebbe uccisa a coltellate e, quando la giovane era a terra, avrebbe infierito con calci alla testa.

La ragazza sarebbe stata inizialmente aggredita alle spalle – convinta dal coetaneo, indagato reo confesso, a voltarsi con la scusa di ricevere un “regalo” – poi frontalmente, la lama di un coltello da cucina affondata all’altezza del petto per almeno due volte. Un’azione omicidiaria che avrebbe provocato “una morte pressoché istantanea“. Questi, secondo quanto riportato da Adnkronos, i primi esiti forniti dall’autopsia svolta nel pomeriggio del 2 luglio sul corpo della 16enne.

Un’istantanea agghiacciante di come sarebbe avvenuto il delitto nelle sue fasi più acute e decisive.

Chiara Gualzetti, le parole dell’avvocato della famiglia dopo l’autopsia

La stessa agenzia di stampa ha raccolto un commento del legale della famiglia sulle prime risposte emerse in sede di esame autoptico sul corpo della vittima. Per l’avvocato Giovanni Annunziata, che assiste la famiglia di Chiara Gualzetti, gli accertamenti sul cadavere della 16enne avrebbero fotografato “una dinamica che non lascia spazio a dubbi sull’intenzione di uccidere“.

I risultati completi dell’autopsia saranno disponibili entro 90 giorni.

Le indagini sull’omicidio procedono a passo serrato, incorniciate da un tessuto di elementi sinistri che, secondo quanto emerso, lo stesso minorenne arrestato avrebbe descritto agli inquirenti confezionandoli come esecuzione di un imperativo che gli sarebbe arrivato da una “presenza demoniaca”. Un racconto che, unitamente alle evidenze investigative, avrebbe restituito all’inchiesta l’immagine di un dramma sconvolgente e di una condotta dal tratto “disumano, quasi bestiale, come l’avrebbe definita lo stesso legale dei familiari della giovane.