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Draghi da Versailles su energia e crisi Ucraina: “Diversificazione e tetto al prezzo del gas”. La strategia Ue

Draghi illustra in conferenza stampa la strategia dell'Unione europea per contenere la crisi dell'energia e le risposte all'invasione russa all'Ucraina.
draghi a versailles

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha partecipato al vertice informale dei capi di Stato e di governo europei a Versailles, dove i leader dell’Unione europea sono chiamati a confrontarsi sul cambiamento epocale che stiamo vivendo. Energia, difesa, economia e investimenti: tantissimi i punti toccati in vista del Consiglio europeo che si terrà nei prossimi giorni a Bruxelles. Il premier si è detto molto soddisfatto della discussione avuta con i colleghi europei, dalla quale sono emerse importanti novità riguardo alle sfide che l’Europa sta vivendo, dalla crisi ucraina al problema dell’approvvigionamento energetico causato dall’impennata dei prezzi del gas.

Draghi da Versailles illustra la strategia europea sull’energia

Mario Draghi ha parlato in conferenza stampa della discussione avuta con gli altri leader europei nel vertice informale di Versailles, dove sul tavolo ci sono diverse questioni cruciali per il futuro dell’Unione. Il presidente del Consiglio ha definito questo Consiglio europeo informale “veramente un successo. Raramente ho visto l’Unione europea così compatta. Specialmente nella discussione di ieri, c’era uno spirito di solidarietà su tutti gli argomento trattati“. Tra questi l’energia, la difesa europea e la situazione macroeconomica.

I pilastri dello sviluppo energetico europeo: obiettivo rinnovabili

Particolarmente importante il tema dell’energia, che sta subendo una crisi che causa l’impennata dei prezzi. La riposta dell’Unione si fonda su quattro pilastri, ha spiegato Draghi, di cui il primo è “la diversificazione, in due sensi“. Nella prima accezione riguarda la diversificazionenei confronti di altri fornitori di gas, rispetto al gas russo, e su questo abbiamo già cominciato a lavorare. L’Italia è già attiva in questa direzione. L’altra direzione è quella della sostituzione di fonti fossili con rinnovabili“.

Per il premier l’energia verde è “l’unica strada su cui contare nel lungo periodo, ma occorre fare molto di più per aumentare gli investimenti in quest’area“.

Draghi ricorda come nel Consiglio dei ministri di ieri sono state “approvate le delibere riguardanti 6 campi eolici e altre fonti di rinnovabili. Si stanno muovendo le cose, ma il procedimento autorizzativo è ancora molto lento. Su questo la Commissione ha promesso che aiuterà gli Stati membri in ogni modo possibile“.

Tetto sul prezzo del gas e tassazione degli extra-profitti

Il secondo pilastro uscito da Versailles riguarda l’introduzione di un tetto sui prezzi al gas: “Questo è un argomento molto complesso, io credo che qualche effetto importante lo potrà avere.

Ci sono pareri vari, molti hanno sostenuto l’opportunità di questa misura, quindi la Commissione, credo al prossimo Consiglio europeo, presenterà più in generale un rapporto su come diminuire il contagio da gas al resto dell’elettricità“.

Il terzo pilastro è poi “quello di staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas“, dichiara Draghi, “Oggi c’è un solo prezzo, quindi anche l’energia elettrica prodotta a bassissimo costo come quella da fonti rinnovabili arriva al consumatore a un prezzo uguale a quella prodotta con il gas.

E questa è la causa principale della lievitazione delle bollette“. Si introduce poi un quarto punto, la tassazione degli extra-profitti delle società elettriche, che secondo le stime della Commissione dovrebbe produrre un “gettito di circa 200 miliardi“.

Difesa europea e investimenti, Draghi: “Preoccupazione per il futuro”

Il vertice di Versailles si è concentrato anche sul tema della difesa europea, che nelle ultime settimane, sulla scia della crisi ucraina, ha avuto importanti spinte a una maggiore integrazione.

Draghi ha dichiarato che la conversazione in merito è stata “breve ma interessante“, riportando i dati per cui l’Unione europea “spende per la difesa tre volte quello che spende la Russia. Un dato che mi ha sorpreso“, commenta il premier, “Quello che noi dobbiamo ora raggiungere è un coordinamento di gran lunga migliore di quello di oggi. Abbiamo 146 sistemi di difesa, mentre gli Stati Uniti ne hanno 34“.

A livello macroeconomico, “è un momento di grande incertezza. Non si può dire che l’economia vada male perché l’Europa continua a crescere. Allo stesso tempo questa incertezza suggerisce preoccupazione per il futuro e quindi detta l’agenda di politica economica per i prossimi mesi“. Secondo i calcoli della Commissione europea, “e assumendo la mancanza che vogliano riempire per ciò che riguarda il bilancio della difesa, ossia 0,6% del PIL dell’Unione europea, che è quello che ci separa da quanto deciso dalla NATO, il bisogno finanziario è da 1.5 a 2 e più trilioni di euro nei prossimi 5 o 6 anni. Questo per rispettare gli obiettivi climatici del 2030 e per metterci in regola con le promesse che abbiamo sottoscritto nella NATO“.

Sanzioni contro la Russia: i rischi per imprese e famiglie

In merito a un possibile aumento delle sanzioni contro la Russia, Draghi chiarisce che “Le sanzioni che abbiamo adottato sono già molto pesanti e soprattutto l’altra cosa sorprendente è che sono state adottate da tutti i Paesi membri senza esitazioni“. Le sanzioni “possono diventare ancora più pesanti“, dichiara il presidente del Consiglio, che tiene però a sottolineare come occorra essere “consapevoli che hanno un impatto, come stiamo vedendo tutti i giorni, sulle famiglie in termini di potere d’acquisto, sulle imprese per la loro competitività, e per il mantenimento delle loro produzioni“.

Particolarmente colpiti i settori produttivi “come l’acciaio, la carta, la ceramica“, commenta Draghi, che “hanno dovuto sospendere la produzione, un po’ perché alcune di queste sono ad alta intensità di energia, e i prezzi dell’energia non rendevano più economica la produzione, ma in realtà perché mancava la materia di base, perché chi li produce li vende a mercati in cui sono pagati di più: in Turchia, in Cina, in India. Questa situazione se non affrontata ha il potenziale di fratturare il sistema economico europeo conducendoci verso il protezionismo. Si vuol respingere il protezionismo ma non basta, si vogliono sostenere famiglie e imprese“.

L’adesione dell’Ucraina all’Ue: Draghi risponde a Zelensky

Draghi ha poi risposto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha accusato l’Unione europea di non star facendo abbastanza per tutelare il Paese invaso. Il presidente del Consiglio ha ricordato in particolare sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, che questa è determinata dai trattati. C’è stato un progresso per quanto riguarda il linguaggio usato, “Prima si diceva l’Ucraina appartiene alla famiglia europea, ora si dice anche che il Consiglio europeo sostiene l’Ucraina nel perseguire il sentiero verso l’integrazione europea“, e nonostante la disponibilità “da parte di tanti, c’è una grande determinazione ad averla subito o comunque ad accelerare le procedure di adesione, e c’è una notevole cautela da parte di molti, perché evidentemente queste sono procedure fondanti dell’Unione europea. Le regole per entrare sono precise e prevedono un periodo che è lungo di riforme strutturali e di tanti altri obblighi per portare la società, l’economia e le strutture istituzionali di questi Paesi a un livello paragonabile agli altri membri dell’Unione europea”. Il premier si è dichiarato “il primo a pensare che un messaggio di incoraggiamento su questo fronte sarebbe di grande aiuto, allo stesso tempo bisogna rispettare quello che dicono altri Paesi e le loro cautele. L’Italia è molto a sostegno dell’Ucraina, vediamo man mano faremo altri progressi nel rispetto del trattato“.

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