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Cosa succede se Putin finisce a processo per crimini di guerra: accuse, procedure e tempistiche

La guerra in Ucraina è diventata teatro di brutali episodi brutali, ad esempio l'eccidio di Bucha. Biden ha chiesto di processare Putin per crimini di guerra, perché è possibile.
Putin a processo per crimini di guerra, può davvero succedere? Accusa e procedura contro il Presidente russo

Lo scorso 4 aprile il Presidente degli Stati Uniti Biden ha chiesto a grand voce un processo per crimini di guerra contro il Presidente della Federazione Russa Putin: il motivo è da identificare in quelli che sono stati gli eccidi di Bucha, ma non è la prima volta che Biden accusa la Russia e Putin di crimini di guerra. Già solo per l’invasione brutale del territorio ucraino ci sarebbero gli estremi per un processo contro il Presidente russo ma, nel dettaglio, quanto c’è di concreto in queste accuse? Perché Putin rischia davvero il processo per crimini di guerra.

Putin a processo per crimini di guerra: perché è possibile

Innanzitutto bisogna aver ben chiaro il concetto che, in quanto Presidente, Putin è a capo delle forze armate russe, quindi è lui che sulla carta dovrebbe rispondere delle azioni del suo esercito.

Se all’invasione russa dell’Ucraina aggiungiamo i massacri di Bucha (classificabili come eccidi) o quanto sofferto dai cittadini di Mariupol, sono già estremi di crimini di guerra per la corte penale internazionale e che sono in piena violazione della Convenzione di Ginevra che impone l’obbligo di rispettare la vita umana anche in tempi di guerra.

Come si può incriminare Putin

Prima di arrivare ad un processo però, serviranno prove concrete che dovrà essere raccolto da un team di investigatori che dovranno, tra le altre cose, recarsi sui luoghi dei massacri, raccogliere testimoniane e prove.

Il loro lavoro, ha spiegato James Goldston da New York a Reuters, sarà agevolato grazie alla diffusione delle immagini grazie ai media dei luoghi dei massacri.

Il team investigativo potrà anche interrogare militari russi catturati dalle forze ucraine; resterà comunque il rischio di incontrare ostacoli e reticenza da parte dei locali che potrebbero mostrarsi riluttanti al dialogo o peggio, intimiditi.

Lo scopo dell’indagine da parte degli investigatori è quello di dimostrare l’intenzione e la colpevolezza dell’imputato, in questo caso Putin, e comprovata oltre ogni ragionevole dubbio. A Reuters, il professore dell’Harvard Law School, Alex Whiting ha spiegato che viste le recenti immagini diffuse dai media, questo non dovrebbe essere troppo complicato.

Il problema della responsabilità nella costruzione del caso di crimini di guerra

La domanda ora è: Putin può davvero essere processato per crimini di guerra? La risposta è sì, vista la premessa fatta sul suo ruolo in quanto Capo di Stato.

Ovviamente però è più difficile rispetto al portare alla sbarra un soldato o un comandante; per far sì che Putin sia incriminato una complicanza starebbe nel dimostrare se ci sia stata o meno l’intenzione o l’ordine a commettere attacchi illegali o la conoscenza che i suddetti attacchi fossero illegali registrando così un fallimento nel fermarli.

Un altro problema è che né la Russia né l’Ucraina fanno parte della Corte Penale Internazionale e il Cremlino non ne riconosce l’autorità, per questo c’è il rischio di un rifiuto alla cooperazione, che potrebbe portare ad un ritardo dell’arresto e del processo, dato che non può essere iniziato in contumacia, ovvero se quest’ultimo non si trovi fisicamente in custodia.

I processi separati alla Corte Penale Internazionale e le tempistiche

L’ostacolo più grande, ovvero un continuo porre ostacoli all’avvio di un processo presso la Corte Penale Internazionale, può essere aggirato con l’istituzione di tribunali separati per crimini di guerra (come già accaduto dopo le guerre nei Balcani on nel caso del genocidio del Ruanda).

Altro problema sono le tempistiche, le incriminazioni possono arrivare tra i 3 e i 6 mesi ma perseguire un caso può richiedere anni.

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