
L’ultimo sondaggio di Termometro Politico, con intenzioni di voto rilevate tra il 16 e il 18 dicembre 2025, fotografa un quadro politico di fine anno segnato dal rafforzamento di Fratelli d’Italia e da movimenti più contenuti nel resto dello scenario partitico.
Il dato più rilevante riguarda Fratelli d’Italia, che registra un risultato record: il partito della premier Giorgia Meloni sale al 30,4%, con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto alla settimana precedente. Una crescita che consolida la leadership del centrodestra e rafforza il ruolo di FdI come primo partito del Paese. Il Partito democratico di Elly Schlein resta la seconda forza politica con il 22,1%, sostanzialmente stabile, mentre il Movimento 5 Stelle scende al 12%, perdendo due decimi.
Prosegue il duello interno al centrodestra tra Lega e Forza Italia, separate da un margine minimo. Il Carroccio si attesta all’8,7%, mentre il partito guidato da Antonio Tajani segue a brevissima distanza con l’8,6%.
Alleanza Verdi Sinistra registra una lieve flessione (-0,1%) e si ferma al 6,5%. Azione di Carlo Calenda, che ha scelto di collocarsi fuori dal cosiddetto campo largo, scende al 3%, tornando esattamente sulla soglia di sbarramento. Più indietro si collocano Italia Viva di Matteo Renzi al 2,4%, Più Europa all’1,6%, Democrazia Sovrana Popolare all’1,3% e Noi Moderati, quarta gamba del centrodestra, all’1,1%.
Fiducia nella premier Meloni a fine anno
Il sondaggio analizza anche il gradimento della presidente del Consiglio. Alla domanda “Ha fiducia nella presidente del Consiglio?”, il 40,1% degli intervistati risponde positivamente: il 26,9% dichiara “molta” fiducia e il 13,2% “abbastanza”.
Di contro, il 49,8% afferma di non avere “per nulla” fiducia, mentre il 9,6% risponde “poco”. Solo lo 0,5% non esprime un’opinione. Un dato che conferma una polarizzazione netta, ma con Meloni che chiude l’anno sopra la soglia simbolica del 40%.
Asset russi per finanziare l’Ucraina: prevale il no
Il sondaggio affronta anche il tema dell’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare gli aiuti all’Ucraina. La maggioranza degli italiani si dice contraria. Il 30,8% ritiene che si tratterebbe di “un furto illegale e senza precedenti storici”, con il rischio di allontanare gli investitori internazionali e prolungare il conflitto.
Un ulteriore 23,7% esprime perplessità più caute, definendo la confisca degli asset un precedente pericoloso, soprattutto se privati, preferendo soluzioni alternative. Complessivamente, oltre il 54% degli intervistati si schiera contro questa ipotesi.
Sul fronte opposto, il 22,7% è fortemente favorevole all’utilizzo degli asset russi come garanzia per gli aiuti a Kiev, giudicandolo “il minimo” dopo le azioni di Mosca. Un altro 15,9% si dice favorevole con cautela, ritenendo la misura eccezionale ma necessaria, soprattutto per quanto riguarda gli asset sovrani.
Nessuna grande preoccupazione per la vendita di Repubblica e Stampa
Il sondaggio affronta infine il tema della vendita delle testate del gruppo Gedi, con Repubblica e La Stampa destinate a passare a un gruppo mediatico greco. La maggioranza degli italiani non considera l’operazione un problema.
Il 33,4% la interpreta come una normale operazione economica, mentre il 22,6% giudica i due quotidiani espressione del “peggio del giornalismo”, arrivando a ritenere irrilevante anche una loro eventuale chiusura. In totale, il 56% non vede la vendita come un fatto negativo.
Più critico il 24,4%, che parla di una decisione sbagliata di John Elkann, mentre solo il 15,7% considera l’operazione molto pericolosa, per i rischi legati all’indipendenza dei giornalisti e alla libertà di stampa, auspicando un intervento del governo.


