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Muore soffocato a 12 anni! Il motivo atroce: imitava proprio quella serie

Pubblicato: 31/12/2025 18:36

Un gioco, un’imitazione, una sequenza vista sullo schermo che dalla finzione scivola nella realtà. È in questo spazio ambiguo che si consuma la morte di Sebastian Cizman, un ragazzo inglese di 12 anni, trovato senza vita nella casa di famiglia a Glasshoughton, nel West Yorkshire. A scoprire il corpo è stato il cuginetto di 9 anni, che lo ha trovato privo di sensi sulle scale, con un lenzuolo stretto attorno al collo. Inutile la corsa in ospedale: Sebastian è morto il 27 giugno.

La tragedia, secondo quanto emerso dalle indagini, non sarebbe legata a un gesto volontario, ma a un tragico incidente avvenuto nel tentativo di replicare una scena della serie Netflix Squid Game. Una ricostruzione che ha trovato conferma anche nelle conclusioni ufficiali del coroner di Wakefield, che ha escluso l’ipotesi del suicidio.

Le indagini e i contenuti online

Le verifiche degli inquirenti si sono concentrate sull’attività online del ragazzo nelle ore precedenti alla morte. Un primo elemento chiave è emerso da un gruppo WhatsApp, dove Sebastian aveva condiviso l’immagine di un personaggio impiccato tratta proprio dalla serie. La Polizia ha poi accertato che il 12enne aveva guardato Squid Game e cercato su YouTube un video di primo soccorso su come “sopravvivere da soli al soffocamento”, un dettaglio ritenuto significativo per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Per familiari e amici, Sebastian era un bambino sereno, senza segnali di disagio o problemi di salute mentale. Anche i genitori, Marcin e Katarzyna Cizman, hanno ribadito davanti al Tribunale di credere fermamente all’ipotesi dell’incidente. Una posizione condivisa dal vice coroner John Hobson, che ha parlato di una “serie di circostanze molto tragiche”.

Il nodo dei social e dei contenuti violenti

Il caso di Sebastian non sarebbe isolato. Secondo la stampa britannica, la sua morte potrebbe rientrare in una serie di decessi che hanno coinvolto adolescenti e preadolescenti esposti a contenuti violenti online, in particolare sui social network. L’attenzione si è concentrata soprattutto su TikTok, indicato come una piattaforma dove i controlli sui contenuti risultano meno stringenti.

Proprio su questo fronte, a febbraio, i genitori di quattro giovani morti in circostanze simili hanno avviato una causa legale contro il social cinese. Una battaglia che riapre il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme, sulla tutela dei minori e sul confine sempre più sottile tra intrattenimento digitale e realtà, quando lo schermo smette di essere solo finzione.

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