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Due 20enni piemontesi scampate per pochi secondi alla strage di Crans-Montana: “Siamo sotto choc”

Pubblicato: 01/01/2026 17:07

Sono salve per pochi gradini, per una manciata di secondi che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. Due ragazze piemontesi di vent’anni, arrivate a Crans-Montana per festeggiare il Capodanno, sono scampate alla strage del locale “Le Constellation”, devastato dall’incendio che ha provocato decine di vittime.
«Sono sotto choc», racconta il padre di una delle due giovani, chiedendo ai cronisti di lasciarle tranquille. «Hanno appena parlato con gli psicologi del Care Team».

«Salve per pochi gradini»

Le due ragazze, originarie del Verbano-Cusio-Ossola, erano arrivate nella località sciistica svizzera il 30 dicembre. Nella notte di Capodanno si stavano dirigendo verso il locale, dove l’ingresso avviene tramite una scala interna.
«Avevano appena messo piede sui gradini – racconta il padre – quando si sono accorte delle fiamme. Sono riuscite a girarsi e a scappare immediatamente». Pochi istanti dopo, l’incendio ha trasformato il locale in una trappola mortale.
Ora le due giovani sono affidate al Care Team, il servizio di supporto psicologico attivato dalle autorità svizzere per assistere i sopravvissuti. In mano stringono ancora il modulo bianco che certifica l’avvenuto colloquio con gli specialisti.

Davanti al Regent, famiglie in attesa di notizie

Davanti al centro congressi Regent, a pochi passi dal luogo della tragedia, il clima resta tesissimo. È un continuo via vai di ragazzi scampati all’incendio e di genitori disperati, alla ricerca di notizie di figli che non rispondono al telefono o che potrebbero essere stati trasferiti in uno degli ospedali del Canton Vallese.
La polizia presidia l’ingresso dell’area, fornendo informazioni frammentarie e regolando l’accesso, mentre l’angoscia cresce con il passare delle ore.

«Ho visto gente con la pelle bruciata»

Un’altra giovane, anche lei presente nella zona la notte della strage, racconta di essersi fermanta pochi metri prima dell’ingresso del locale. «Ho sentito gridare “al fuoco, al fuoco” – dice ancora sconvolta – e ci siamo riparati».
Il ricordo che porta con sé è devastante: «Ho visto uscire tantissime persone con i vestiti e la pelle bruciata». Scene che resteranno impresse a lungo nella memoria dei sopravvissuti.
Un Capodanno che doveva essere una festa e che si è trasformato in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, lasciando dietro di sé dolore, domande e una lunga scia di vite spezzate o segnate per sempre.

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