
Domenica 11 gennaio Andrea Sempio approda per la prima volta a Verissimo, il salotto televisivo di Silvia Toffanin, pronto a raccontare la sua versione sul caso Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nel 2007. Amico di Marco Poggi, fratello della vittima, Sempio è da marzo 2025 indagato per omicidio in concorso. Da quel momento ha scelto di esporsi, rompendo il silenzio e affidando alla televisione il racconto della propria posizione.
Negli ultimi mesi Sempio è diventato una presenza ricorrente nei programmi di approfondimento. Su Rete 4, a 10 Minuti con Alessandro Sallusti, e su Rai 1, a Cinque Minuti e Porta a Porta con Bruno Vespa, ha ripetuto più volte: «Non ho ucciso io Chiara Poggi». E, riferendosi alla condanna di Alberto Stasi, ha aggiunto una frase destinata a colpire l’opinione pubblica: «Mi chiedo: e se capitasse a me?». Parole che oscillano tra autodifesa e immedesimazione, tra il bisogno di spiegarsi e la consapevolezza di trovarsi dentro una narrazione già fortemente polarizzata.
La prima apparizione a Quarto Grado
La sua prima apparizione dopo l’avviso di garanzia risale a marzo 2025, a Quarto Grado. A gennaio 2026, a Zona Bianca, ha commentato materiali video del 2007 e l’andamento delle indagini, indicando il 2026 come anno decisivo per il caso. In ogni intervento, Sempio insiste su due punti: la propria innocenza e l’accanimento mediatico che dice di subire. La televisione diventa così un doppio spazio: da un lato strumento per difendersi, dall’altro arena pubblica in cui il giudizio arriva prima della sentenza.

Le sue apparizioni possono essere lette come una vera e propria strategia mediatico-legale. In un contesto in cui larga parte dell’opinione pubblica appare ormai schierata, ogni intervista contribuisce a costruire un’immagine umanizzata, riflessiva, distante dallo stereotipo dell’indagato silenzioso. Il rischio, però, è quello di una spettacolarizzazione che finisce per sovrapporre il racconto televisivo alla complessità degli atti giudiziari, influenzando la percezione collettiva senza incidere formalmente sul processo.
La puntata di Verissimo rappresenta quindi un passaggio delicato: emotivo, ad alta esposizione, inevitabilmente osservato. Il pubblico ascolterà la sua versione, ma resta aperta una domanda centrale: quanto la televisione può incidere sul modo in cui viene letta un’indagine ancora in corso? Tra verità giudiziaria e verità mediatica, il confine appare sempre più sottile, e non sempre privo di conseguenze.


