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“Non è vero”. Vannacci contro Giorgia Meloni, è scontro totale: il centrodestra si divide

Pubblicato: 09/01/2026 18:24

«Mai cambiato idea sull’invio di armi a Kiev». Roberto Vannacci replica senza esitazioni a Giorgia Meloni dopo le parole pronunciate dalla premier durante la conferenza stampa di fine anno, in cui si è detta “stupita” dal fatto che “un generale sia contrario all’invio di armi in Ucraina”. Una risposta secca, che riaccende lo scontro politico all’interno della maggioranza.

L’europarlamentare e vicesegretario della Lega ribadisce la sua posizione: «Soprattutto dopo quattro anni di guerra, questa strategia vede l’esercito russo avanzare inesorabilmente sul territorio ucraino. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora». Una dichiarazione che segna una linea di netta distanza rispetto alla postura ufficiale del governo.

Meloni, parlando delle posizioni di alcuni esponenti leghisti sul dl Ucraina, aveva chiarito: «Ascolto tutte le valutazioni che arrivano dalla maggioranza, ma non credo che il decreto non avrà i voti in Parlamento». Poi l’affondo: «Mi stupisce che questa riflessione arrivi da un generale. I soldati sono i primi a capire quanto le forze armate siano utili per costruire la pace».

Parole a cui Vannacci replica spiegando, all’AdnKronos e a LaPresse, di non fare «confusione tra concetti distinti: deterrenza e invio diretto di armi in un conflitto in corso». Secondo l’ex generale, senza un coinvolgimento diretto di Nato o Ue, l’esito della guerra sarebbe già segnato.

«È contraddittorio inviare armi e poi sostenere che non sia opportuno mandare uomini sul terreno», insiste Vannacci, sottolineando come, di fronte a una potenza militare come la Russia, il supporto militare rischi di rivelarsi insufficiente e politicamente ambiguo.

Non solo Ucraina. Le dichiarazioni della premier su sicurezza, giustizia e magistratura hanno scatenato le reazioni delle opposizioni. Per il senatore Pd Dario Parrini, l’atteggiamento di Meloni è «un motivo in più per firmare il referendum sulla Riforma Nordio». Sulla stessa linea Debora Serracchiani, che accusa la premier di cercare un capro espiatorio nella magistratura.

Durissimo anche il commento dei capigruppo Pd Chiara Braga e Francesco Boccia, insieme a Nicola Zingaretti: «Due ore e mezza di conferenza stampa senza mai citare sanità e povertà. Il Paese reale non interessa alla premier». Per i dem, il governo si limita a slogan per mascherare l’assenza di risposte concrete su costo della vita e stipendi.

Critiche arrivano anche da Angelo Bonelli (Avs), secondo cui Meloni descrive «un’Italia che non coincide con la realtà sociale ed economica», e da Giuseppe Conte, che accusa il governo di aver taciuto sulle emergenze sanitarie mentre prepara nuove spese per il riarmo.

Infine il tema sicurezza e tasse. Per il M5S, la premier «prende in giro i cittadini» con misure repressive inefficaci, mentre Matteo Renzi sintetizza su X: «Su sicurezza e tasse Meloni è in difficoltà. Se il centrosinistra parla seriamente di questi temi, la premier perde le elezioni». Uno scontro politico destinato a proseguire ben oltre la conferenza di fine anno.

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