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Giorgia Meloni, il retroscena: il piano che accompagna il Paese verso le elezioni

Pubblicato: 10/01/2026 22:09

Poco più di un anno alla fine naturale della legislatura, un referendum alle porte e una campagna elettorale che si annuncia lunga e politicamente densa. È in questo scenario che Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio 2026, ha tracciato le linee guida del finale di mandato, delineando una strategia che guarda già alle prossime elezioni politiche.
I pilastri sono due: sicurezza e crescita economica. Temi centrali per l’elettorato di centrodestra e decisivi per consolidare il consenso, soprattutto in una fase in cui l’assenza di un’alternativa credibile da parte dell’opposizione non è ritenuta, dalla premier, una garanzia sufficiente.

Sicurezza, il cambio di passo annunciato

Sul fronte della sicurezza, Meloni ha adottato un tono insolitamente diretto: «I risultati per me non sono sufficienti». Pur rivendicando il lavoro svolto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – dal decreto Sicurezza agli investimenti sulle forze dell’ordine, fino alla riduzione degli arrivi irregolari e al calo dei reati del 3,5% nei primi dieci mesi del 2025 – la premier ha ammesso che la percezione di insicurezza resta un problema politico da affrontare.
A pesare sono soprattutto fenomeni emergenti come le baby gang e le bande dei cosiddetti maranza, spesso armati di coltelli. Al Viminale è in preparazione un nuovo testo normativo che introdurrà il divieto assoluto di portare armi da taglio, superando la norma del 1975 basata sul concetto di “giustificato motivo”. Sono previste aggravanti specifiche e sanzioni per i genitori dei minori coinvolti.
La strategia comprende anche un piano strutturale sul sistema penitenziario, con la creazione di 11 mila nuovi posti nelle carceri entro il 2027, escludendo misure di clemenza: in gioco, per Meloni, c’è la credibilità dello Stato.

Il rapporto con la magistratura e il referendum

Nel discorso della premier non sono mancati riferimenti al rapporto con la magistratura. Senza attacchi diretti, Meloni ha citato casi recenti in cui decisioni giudiziarie avrebbero vanificato l’azione dello Stato, collegando il tema alla campagna dell’Anm contro il referendum sulla riforma Nordio, in programma il 23 marzo. Una frattura destinata a rimanere aperta anche nella fase pre-elettorale.

Crescita economica e misure di fine legislatura

Sul versante economico, Meloni rivendica risultati migliori rispetto ai governi precedenti, ottenuti senza compromettere i conti pubblici. Ma anche qui l’obiettivo è rafforzare l’impatto politico delle misure.
In agenda ci sono: un nuovo decreto contro il caro-bollette; l’estensione a livello nazionale del modello della Zona economica speciale del Mezzogiorno, con incentivi fiscali e semplificazioni; un piano casa destinato soprattutto ai giovani e alle famiglie, che prevede 100 mila nuovi alloggi a prezzi calmierati in dieci anni, da presentare insieme a Matteo Salvini. A completare il disegno, se le risorse lo consentiranno, ci sarebbe un ulteriore taglio dell’Irpef nel 2027, con l’ultima legge di bilancio di questa legislatura.

La legge elettorale e il percorso verso le urne

La fase finale del piano passa dalla riforma della legge elettorale. L’obiettivo dichiarato è evitare stalli e maggioranze fragili. Meloni avrebbe auspicato un confronto con Elly Schlein, sostenendo che una riforma capace di garantire governabilità dovrebbe essere condivisa anche dal principale partito di opposizione.
In caso di chiusura della sinistra, la premier non esclude di procedere comunque a maggioranza parlamentare. Quanto al rapporto con il presidente Sergio Mattarella, Meloni ridimensiona le tensioni: divergenze possono esserci, ma finora – sottolinea – «le soluzioni si sono sempre trovate».
Nella visione della presidente del Consiglio, il percorso verso le urne è già tracciato. Ora resta da vedere se la realtà politica seguirà davvero la rotta disegnata a Palazzo Chigi.

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