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Pensioni 2026, aumenti leggeri e tasse in agguato: chi guadagna davvero

Pubblicato: 12/01/2026 16:49

Il 2026 si apre con un nuovo adeguamento degli assegni previdenziali, determinato dalla rivalutazione legata all’andamento dell’inflazione. La percentuale fissata per l’anno in corso è pari all’1,4%, un incremento pensato per tutelare il potere d’acquisto, soprattutto delle pensioni più basse. Tuttavia, tra tasse e addizionali locali, l’aumento reale percepito dai pensionati rischia di risultare più contenuto rispetto alle aspettative.

Come funziona la rivalutazione degli assegni

Il meccanismo della perequazione resta invariato e continua a essere articolato su più livelli, con un sistema che favorisce i trattamenti di importo inferiore. L’adeguamento non viene applicato in modo uniforme, ma segue tre principali fasce di reddito pensionistico. Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè entro i 2.413,60 euro lordi mensili, beneficiano della rivalutazione piena al 100%, pari all’1,4%. Gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo ricevono invece il 90% dell’aumento, che si traduce in un incremento dell’1,26%. Per i trattamenti che superano le cinque volte il minimo Inps, la rivalutazione scende al 75%, con un aumento dell’1,05%.

In termini concreti, le cifre aggiuntive variano sensibilmente. Una pensione da 1.000 euro lordi mensili cresce di circa 14 euro al mese, mentre un assegno da 1.500 euro registra un incremento di 21 euro. Per importi più elevati il calcolo diventa misto: una pensione da 3.000 euro ottiene circa 41 euro mensili, mentre per un trattamento da 4.000 euro l’aumento può arrivare a 51,70 euro lordi.

L’effetto delle tasse e il nodo del potere d’acquisto

A pesare sul beneficio finale è il cosiddetto fiscal drag. Negli ultimi anni, a fronte di rivalutazioni lorde consistenti, il guadagno netto è stato spesso ridimensionato dall’Irpef e dalle addizionali regionali e comunali. Tra il 2022 e il 2026, a un aumento teorico superiore al 16%, molti pensionati hanno visto tradursi in tasca poco più del 12%, alimentando critiche e malcontento.

Particolare attenzione è riservata alle pensioni minime. L’importo base sale a 611,80 euro, cui si aggiunge una maggiorazione straordinaria dell’1,3% che porta l’assegno complessivo a 619,80 euro mensili. Rispetto all’anno precedente, l’incremento reale è di circa tre euro al mese, una cifra giudicata insufficiente da molte associazioni di categoria.

Date di pagamento e calendario 2026

Dopo i piccoli slittamenti di inizio anno, i pagamenti tornano regolari. In linea generale, l’accredito avviene il primo giorno bancabile del mese. A febbraio la pensione sarà disponibile lunedì 2, mentre restano alcune eccezioni nei mesi primaverili ed estivi. Un calendario che, pur senza sorprese, accompagna un 2026 segnato da aumenti contenuti e da un equilibrio ancora fragile tra rivalutazione e costo della vita.

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