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“Ha mentito!”. Crans-Montana, un video smentisce la versione di Moretti

Pubblicato: 12/01/2026 09:30

Le immagini che restano impresse sono quelle del caos assoluto: il soffitto che prende fuoco in pochi istanti, il fumo denso che rende impossibile respirare, la folla che spinge in ogni direzione cercando una via di fuga che sembra non esistere. In quei secondi concitati il tempo si comprime, le percezioni si confondono e l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento su tutto il resto. Chi cade viene travolto, chi resta indietro scompare nella calca. È in questo scenario che si consuma una delle notti più tragiche di Capodanno, trasformata in una strage.
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I racconti dei sopravvissuti, raccolti a distanza di giorni, restituiscono una narrazione corale e drammaticamente coerente. Voci diverse, età diverse, ma un’unica sensazione condivisa: quella di essere finiti in una trappola. Nessuno ricorda indicazioni chiare, nessuno parla di luci guida o di percorsi sicuri. Solo fiamme, urla e una corsa disperata verso un’unica porta, troppo piccola per contenere il panico di centinaia di persone.

Il sotterraneo e l’assenza di vie di fuga

La strage di Crans-Montana ha trovato il suo epicentro nel sotterraneo del bar Le Constellation, dove sono stati rinvenuti 37 dei 40 morti. Secondo le testimonianze finite agli atti dell’inchiesta, consultate dagli inquirenti, la maggior parte dei ragazzi non avrebbe individuato uscite di sicurezza né segnalazioni luminose utili a orientarsi durante l’emergenza. Una sedicenne parla di una sola porta d’ingresso presa d’assalto dalla folla, mentre un diciassettenne racconta di aver realizzato con ritardo la gravità della situazione, restando sorpreso dalla mancanza di alternative per fuggire.

Anche chi conosceva il locale dall’interno conferma una situazione di grave carenza. Un’ex cameriera riferisce di non aver mai visto dispositivi di sicurezza adeguati. Era tornata quella sera solo per fare gli auguri a un’amica, poi rimasta a dare una mano su richiesta di Jessica Moretti. L’amica è morta nell’incendio. Il suo fidanzato aggiunge un dettaglio che pesa come un macigno: nessuna luce verde a indicare le uscite.

Le versioni dei titolari e il nodo delle responsabilità

Mentre i soccorritori lavoravano ancora tra le macerie, Jaques Moretti, titolare del locale, iniziava a respingere le accuse. Arrestato e ora in carcere, sostiene che il bar fosse conforme agli standard, dotato di segnali verdi e di più indicatori direzionali per le vie di fuga. Una versione che contrasta apertamente con quanto riferito dai superstiti e che rappresenta uno dei punti centrali dell’inchiesta in corso.

Moretti tenta anche di ridimensionare il ruolo delle fontane pirotecniche, ritenute fin da subito l’innesco dell’incendio. Ammette che non sia “impossibile” un collegamento, ma sostiene che la loro potenza non fosse sufficiente a incendiare il materiale del soffitto. Un’ipotesi smentita dai fatti e da precedenti immagini girate nel locale, dove già anni prima si percepiva la pericolosità di quelle fiamme a contatto con la spugna fonoassorbente.

La spugna acustica e le fontane pirotecniche

Il soffitto basso del sotterraneo era rivestito con un materiale che, secondo le testimonianze, non era ignifugo. Una cameriera, in un video risalente al 2020, avverte chiaramente del rischio gridando di fare attenzione alla spugna mentre una bottiglia di champagne viene esibita con una fontana accesa. Un dettaglio che oggi assume un valore drammatico.

Moretti stesso ammette di aver acquistato quel materiale in un negozio di bricolage e di averlo posato personalmente. La moglie Jessica dichiara che ai clienti non sarebbe mai stato permesso di maneggiare le bottiglie con le fontane. Tuttavia, i rilievi successivi all’incendio raccontano un’altra storia.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana coinvolta nella strage

I rilievi e le contraddizioni

Durante il sopralluogo effettuato il 4 gennaio dagli ufficiali del Servizio di cooperazione internazionale del Ministero dell’Interno italiano, nei locali devastati sono state trovate bottiglie di champagne, vuote e ancora sigillate, tutte con la fontana pirotecnica installata sul collo. Un riscontro che contraddice la versione fornita dai titolari e rafforza i dubbi sulla gestione della sicurezza.

L’inchiesta procede ora tra testimonianze, perizie e responsabilità da accertare. Ma una certezza emerge con forza dalle parole dei sopravvissuti: in quella notte di festa, nel sotterraneo di Le Constellation, la mancanza di sicurezza, di segnalazioni e di vie di fuga ha trasformato il panico in morte. Una tragedia annunciata, ricostruita oggi attraverso voci che chiedono verità e giustizia.

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