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Referendum giustizia 2026, il governo fissa la data: si voterà il 22 e 23 marzo

Pubblicato: 12/01/2026 17:59

C’è la data ufficiale del referendum sulla giustizia 2026. Il Consiglio dei ministri ha stabilito che la consultazione si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo, confermando quanto annunciato nei giorni scorsi dalla premier Giorgia Meloni. Nelle stesse giornate si voterà anche per le elezioni suppletive.

La decisione è arrivata al termine del Cdm, nonostante la riforma costituzionale della giustizia non fosse formalmente inserita all’ordine del giorno. Una conferma comunque attesa, dopo le anticipazioni fornite venerdì scorso dalla presidente del Consiglio in conferenza stampa.

In mattinata, infatti, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo aveva mantenuto prudenza sull’approvazione definitiva delle date. Ospite di Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, aveva ricordato come il Cdm preveda sempre una voce “varie ed eventuali” nella quale il tema avrebbe potuto essere affrontato.

Nel frattempo, si intensifica lo scontro politico e giuridico tra sostenitori e oppositori della riforma. Al centro del dibattito c’è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e il nuovo assetto del Consiglio superiore della magistratura (Csm).

Francesca Pascale in un confronto pubblico su Schlein e Meloni

A guidare il fronte del No è il costituzionalista Enrico Grosso, presidente del Comitato contrario alla riforma. Intervistato su La7, Grosso ha sostenuto che la riforma comporterebbe «una maggiore soggezione della magistratura alla politica», indebolendo il ruolo del Csm come presidio dell’autonomia previsto dalla Costituzione.

Secondo Grosso, l’ipotesi del sorteggio dei membri del Csm comprometterebbe l’autorevolezza dell’organo. «Se raccontiamo all’estero che vogliamo sorteggiare i componenti di un’istituzione di tale rilievo costituzionale, ci ridono dietro», ha affermato, sottolineando la necessità di un Csm elettivo.

Sul fronte opposto, la riforma viene difesa con forza da Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e coordinatore di Forza Italia per la campagna referendaria per il . «Questo non è un referendum politico, ma un referendum in cui vince l’Italia», ha dichiarato a Rainews24.

Mulè ha ribadito che la separazione delle carriere garantirebbe finalmente un giudice libero, terzo e imparziale, senza intaccare né l’autonomia della magistratura né l’obbligatorietà dell’azione penale. «Chi fa il giudice fa il giudice, chi fa il pm fa il pm», ha spiegato.

A sostegno del Sì, Mulè ha citato anche una parte della sinistra riformista, ricordando la manifestazione di Firenze dal titolo “La sinistra che vota Sì”, con la partecipazione di figure come Augusto Barbera, Stefano Ceccanti e Cesare Salvi. «Dire che il giudice sarà sottomesso alla politica è una bugia colossale», ha concluso, rilanciando una campagna referendaria destinata a restare al centro del dibattito nei prossimi mesi.

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