
La pressione americana sui dazi contro i Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia crea la prima crepa politica tra Roma e Washington da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Da Seul, Giorgia Meloni rompe la cautela dei partner Ue e definisce la scelta degli Stati Uniti “un errore grave”, rivendicando il contributo italiano ed europeo alla sicurezza dell’area artica. Il giudizio è netto, più della formula diplomatica usata finora dai governi europei, e certifica l’esistenza di uno scontro vero. “Ho parlato con Trump e gli ho detto quello che penso”, dice la premier. È la frase che segna il cambio di tono.
Meloni non contesta solo l’impatto commerciale: contesta proprio la logica dell’escalation. L’invio di contingenti europei in Groenlandia, spiega, non è mai stato “anti-americano” ma inserito nel quadro di cooperazione Nato. Per questo considera ingiusto che gli Stati Uniti puniscano con i dazi chi ha risposto a una strategia comune di difesa nel quadrante Artico. Da qui l’affondo politico: la presidente del Consiglio preme per disinnescare la crisi parlando con gli alleati, con il segretario della Nato e con i principali leader europei, nel tentativo di evitare che la Groenlandia diventi la nuova faglia transatlantica.
Meloni rompe l’allineamento automatico con Washington
La novità è qui: l’Italia non si limita a prendere atto della posizione americana, ma la critica apertamente. E lo fa mentre una parte della maggioranza, la Lega, attacca l’Europa definendo “deboli d’Europa” i governi che “mandano soldati” e ora subirebbero i “frutti amari” dei dazi. Meloni evita lo scontro interno (“non c’è un problema politico con la Lega”), ma la linea è chiara: l’Italia non accetta che gli Stati Uniti colpiscano i partner che hanno sostenuto la sicurezza Artica. La scelta di parlare direttamente con Trump suona come un avvertimento politico, non solo come un gesto di cortesia diplomatica.
Tra Groenlandia e Gaza l’Italia prova a contare
A Seul, Meloni rivela anche che l’Italia è stata invitata nel Board of peace su Gaza, dove rivendica un ruolo “di primo piano” nella costruzione del piano di pace. È il modo scelto dal governo per mostrare che Roma si muove su più scacchiere contemporaneamente: non subisce l’agenda altrui, ma dialoga, contesta e propone. Al rientro in Italia la premier aprirà anche il dossier sicurezza, con una riunione sul nuovo pacchetto che il governo sta definendo.


