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Altro che Schlein, i centri sociali si fanno il partito: “Noi l’alternativa a Giorgia Meloni”

Pubblicato: 20/01/2026 08:57

La scena politica italiana si muove anche lontano dai palazzi istituzionali, nei luoghi dove il conflitto sociale si esprime da anni con linguaggi, pratiche e simboli alternativi. In questi ambienti, spesso marginali ma capaci di riemergere nei momenti di tensione, prende forma un dibattito che punta a trasformare la protesta in organizzazione. È un processo lento, stratificato, che attraversa reti informali, assemblee e documenti programmatici, e che oggi sembra entrare in una nuova fase.
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Nel racconto di questa dinamica, il confine tra movimento e progetto politico resta volutamente sfumato. Le parole d’ordine parlano di opposizione, di resistenza e di costruzione di un fronte comune, mentre l’obiettivo dichiarato è quello di incidere sul presente attraverso una risposta collettiva. È in questo clima che una parte della galassia antagonista prova a ridefinire il proprio ruolo nello scenario nazionale.
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La rete dei centri sociali e l’ipotesi di un nuovo movimento

Negli ultimi giorni ha iniziato a prendere forma un coordinamento che vede coinvolti alcuni tra i principali centri sociali italiani, con l’ambizione di dar vita a un soggetto alternativo al governo Meloni. Tra le realtà citate figurano Askatasuna di Torino, Labas di Bologna, Spin Time di Roma, il Leoncavallo di Milano e Officina99 di Napoli, insieme ad altre sigle minori diffuse sul territorio nazionale.

Attorno a questi spazi ruoterebbe un’alleanza più ampia che comprende il movimento No Tav, espressioni del sindacalismo radicale, mondi pro Palestina e collettivi universitari. L’obiettivo non dichiarato in forma partitica, ma esplicitato nei toni e nei documenti, appare quello di strutturare una piattaforma comune capace di coordinare mobilitazioni e iniziative politiche.

L’assemblea di Torino e il ruolo dell’università

Un primo momento di confronto si è svolto a Torino, presso il Campus Einaudi dell’Università, dove si è tenuta un’assemblea promossa dal centro sociale Askatasuna. L’incontro si è svolto in un’aula richiesta da diverse sigle studentesche e collettivi universitari, che hanno fatto da cornice organizzativa all’iniziativa.

All’assemblea hanno partecipato rappresentanti dei No Tav, dei sindacati di base e del coordinamento antifascista, oltre a una delegazione del centro sociale romano Spin Time. Nel corso degli interventi è emersa una linea politica che rifiuta il confronto istituzionale, rivendicando invece una strategia di rottura e conflitto come strumento di trasformazione sociale.

Tra i partecipanti è intervenuto anche Brahim Baya, che ha definito l’università un luogo di lotta e resistenza, denunciando quella che è stata descritta come una repressione sistematica nei confronti dei movimenti.

Milano e l’occupazione temporanea come pratica politica

Nella stessa giornata si è svolta a Milano un’assemblea promossa dalla Rete FareSpazio, che raccoglie numerosi spazi autogestiti e collettivi cittadini. L’iniziativa si è articolata attraverso tavoli di lavoro ed è stata ospitata in un’ex scuola abbandonata nella zona di corso Lodi, occupata temporaneamente per l’occasione.

L’azione è stata presentata come un tentativo di aprire un confronto diretto con chi ha partecipato alle mobilitazioni dell’autunno scorso, legate al diritto alla città, alla difesa degli spazi sociali, alla violenza di genere, alla guerra e alla causa palestinese. Anche in questo caso, l’occupazione viene rivendicata come strumento politico e simbolico.

Il manifesto e la chiamata alla mobilitazione

A fare da collante a queste iniziative è un documento intitolato «Rispondere insieme al governo Meloni è possibile», definito come una vera e propria chiamata a raccolta. Pur evitando formalmente il riferimento a un partito, il testo richiama la necessità di riconoscersi come parte di uno stesso schieramento, contrapposto all’estrema destra, e capace di agire in modo coordinato.

Il manifesto richiama le mobilitazioni già avvenute, dalla Palestina alle proteste contro specifici provvedimenti legislativi, e invita nuovi soggetti a partecipare alle iniziative future. In questa prospettiva si inserisce l’appuntamento del 31 gennaio a Torino, annunciato come una grande manifestazione a sostegno di Askatasuna, con la partecipazione di centri sociali da tutta Italia.

L’evento viene presentato come una risposta collettiva a quella che viene percepita come una minaccia agli spazi di autogestione e di dissenso. Resta tuttavia il timore che la mobilitazione possa degenerare, trasformandosi in un’occasione di scontri e violenza, come già accaduto in precedenti manifestazioni analoghe.

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