
La partita sulla guida della Consob si arena nel cuore del governo e apre un nuovo fronte di tensione nella maggioranza. Nel corso del Consiglio dei ministri, convocato per avviare la procedura di nomina del nuovo presidente dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari, la decisione attesa non arriva. La seduta si chiude con un rinvio, segno di uno stallo politico che mette in luce divisioni profonde e ancora irrisolte.
Al centro della contesa c’è il nome indicato da Palazzo Chigi, condiviso dal ministero dell’Economia. La proposta riguarda Federico Freni, sottosegretario al Mef ed esponente della Lega, figura considerata di fiducia dell’area economica del governo. Una scelta che, però, non trova l’unanimità tra gli alleati e accende immediatamente il confronto all’interno del Cdm.
L’altolà di Tajani e il silenzio della premier

A bloccare l’iter è l’intervento netto di Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia, non appena conclusa l’illustrazione della candidatura da parte del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, prende la parola e chiarisce la posizione del suo partito. La linea è rigida: Freni può entrare in Consob solo come commissario, ma non può assumerne la presidenza, incarico che secondo FI deve essere affidato a una figura tecnica e non a un politico.
L’intervento di Tajani si prolunga per alcuni minuti e segna un passaggio delicato della riunione. Giorgia Meloni assiste senza intervenire, mantenendo un profilo defilato mentre il confronto si fa sempre più teso. Al termine dell’arringa, il vicepremier chiede che la sua posizione venga messa nero su bianco nel verbale del Consiglio dei ministri, richiesta che non incontra obiezioni formali da parte degli altri presenti.
Confusione sul voto e rinvio finale
È proprio dopo questo passaggio che la situazione si complica ulteriormente. All’interno della sala del Cdm emergono letture opposte su quanto avvenuto. Alcuni ministri sostengono che la votazione espressa fosse a favore della presidenza di Freni, parlando di un consenso unanime. Altri, invece, affermano che il voto riguardasse esclusivamente la nomina di uno dei componenti del collegio dell’Autorità, e non il vertice della Consob.
La mancanza di una interpretazione condivisa e il rischio di una forzatura politica portano alla scelta finale di rinviare tutto. La nomina del presidente viene congelata e il dossier resta aperto, lasciando sul tavolo uno scontro irrisolto tra Lega e Forza Italia e un equilibrio di governo che, ancora una volta, mostra tutte le sue fragilità.


