
Il fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia rappresenta una delle criticità più rilevanti per il territorio nazionale, con implicazioni dirette sulla sicurezza dei cittadini e sulla gestione del patrimonio edilizio. Secondo il rapporto Ispra 2024, l’aumento delle aree urbanizzate a partire dal secondo dopoguerra ha comportato una maggiore esposizione di beni e persone a frane e alluvioni, fenomeni che negli ultimi anni hanno mostrato una crescita significativa in termini di frequenza e intensità.
L’Italia è inserita nel cosiddetto “hot spot mediterraneo”, una zona particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. La maggior intensità e frequenza di piogge intense, nubifragi e flash flood sta determinando un incremento dei fenomeni di frane superficiali, colate detritiche e alluvioni, con conseguenze gravi sulle comunità locali e sul patrimonio immobiliare.
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La frana a Niscemi e le zone a rischio
L’episodio più recente di frana a Niscemi ha evidenziato ancora una volta la pericolosità di alcuni territori italiani. In base ai dati raccolti dall’Ispra, circa 7.463 comuni, pari al 94,5% del totale nazionale, sono soggetti a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Circa il 19,2% del territorio è classificato come ad alta pericolosità per frane e alluvioni, con oltre 636.000 frane censite, equivalenti a circa due terzi del totale europeo.
Anche le coste sono colpite dal dissesto: circa 934 km di litorale risultano in erosione, pari al 27% delle spiagge italiane. Il territorio montano presenta altre criticità: circa 9.283 km² sono potenzialmente soggetti a valanghe. La popolazione esposta è consistente: 1,28 milioni di abitanti vivono in aree a rischio frane e 6,8 milioni in zone a rischio alluvioni.

Famiglie e abitazioni vulnerabili
La fragilità del territorio si riflette direttamente sulle famiglie italiane. Su oltre 26,2 milioni di nuclei familiari, quasi 2,6 milioni (9,8%) vivono in aree a rischio frane, di cui circa 213.000 in zone P4 a pericolosità molto elevata, 370.000 in aree P3 a pericolosità elevata e 780.000 in zone P2 a pericolosità media. Altre 914.000 famiglie si trovano in aree a pericolosità moderata (P1) e quasi 303.000 in zone di attenzione.
Le regioni più colpite per numero di famiglie a rischio P3 e P4 sono Campania, Toscana, Liguria e Sicilia, mentre Valle d’Aosta, Basilicata, Liguria e Molise registrano i valori più elevati in rapporto al totale regionale. Le province con il maggior numero di famiglie a rischio frane includono Napoli, Salerno e Genova, con oltre 30.000 nuclei in zone vulnerabili.

Gli edifici e il patrimonio a rischio
Il dissesto idrogeologico riguarda anche il patrimonio edilizio. Su 18,4 milioni di edifici, oltre 2,6 milioni (14,2%) si trovano in aree a rischio frane. Di questi, circa 243.000 sono in zone P4, 499.000 in zone P3, 838.000 in aree P2, 768.000 in zone P1 e 273.000 in aree di attenzione. Complessivamente, gli edifici situati in aree P3 e P4 superano 742.000 unità, pari al 4% del totale nazionale.
Le regioni con il maggior numero di edifici a rischio frane P3 e P4 sono Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Campania, mentre i valori più alti in percentuale sul totale regionale si registrano in Valle d’Aosta, Liguria, Campania, Toscana e Abruzzo. A livello provinciale, le zone più critiche includono Torino, Lucca, Salerno e Genova, dove l’esposizione al rischio richiede interventi mirati di prevenzione e messa in sicurezza.
Il contesto nazionale e la necessità di prevenzione
Le frane e le alluvioni in Italia non sono fenomeni isolati: la combinazione di fragilità geologica, urbanizzazione diffusa e cambiamenti climatici rende il territorio altamente vulnerabile. Gli eventi registrati negli ultimi decenni, da Versilia (1996) a Casamicciola Terme (2022) fino a San Felice a Cancello (2024), evidenziano come la sicurezza delle comunità e del patrimonio sia costantemente minacciata. L’attenzione alla pianificazione urbanistica, al monitoraggio delle aree a rischio e all’informazione ai cittadini rimane fondamentale per ridurre le conseguenze dei fenomeni di dissesto idrogeologico.


