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Niscemi è tutta Italia: un quarto del Paese è a rischio frane, case abusive al 42%

Pubblicato: 29/01/2026 11:20

Non è solo Niscemi. Barone, Laterza, Panni, Arco Felice, Vietri, Piano Cataldo, Formia, Avezzano, Tucciarello, San Cassiano, Roccaprebalza, Corte Brugnatella, Finalborgo: piccoli centri, spesso antichi, oggi classificati in aree a rischio frane molto elevato. Luoghi che raccontano una fragilità diffusa e che potrebbero diventare i prossimi casi emblematici, soprattutto dopo pochi giorni di piogge intense.
A fotografare un’Italia sempre più esposta al dissesto idrogeologico sono le mappe dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Dati che mostrano come il territorio nazionale stia progressivamente perdendo stabilità.

Il 23% del territorio italiano è instabile

Negli ultimi anni la superficie del Paese esposta a frane è aumentata di circa 15%, portando oggi al 23% la quota di territorio con seri problemi di tenuta dei terreni. In pratica, quasi un quarto dell’Italia vive sotto la minaccia costante di smottamenti e crolli.
Gli incrementi più marcati si registrano nella Provincia autonoma di Bolzano (+61,2%), in Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%) e Sicilia (+20,2%). Secondo gli esperti, questi aumenti dipendono in parte da studi più dettagliati delle Autorità di bacino, ma anche dall’impatto crescente degli eventi meteo estremi, capaci di trasformare in poche ore un corso d’acqua secco in un pericolo mortale.
“Quella di Niscemi è stata una frana lenta, mai vista – spiega Filippo Cappotto, vicepresidente dei Geologi italiani –. Altre invece sono state improvvise e velocissime: penso alla costiera amalfitana, a Ischia, alla Liguria, a Saponara”.

Oltre 684mila frane censite e mappe geologiche incomplete

L’Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti: sono oltre 684mila le frane censite. Eppure, spesso si arriva a comprendere le cause dei disastri solo dopo che sono avvenuti.
Emblematico il caso di Niscemi, che non dispone ancora di una carta geologica aggiornata, così come molte altre aree del Paese. Gran parte della cartografia risale infatti agli anni Quaranta e Cinquanta, un’epoca in cui erano completamente diversi la densità edilizia e l’intensità delle precipitazioni.

“La cartografia geologica è come una radiografia del territorio – spiega Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana –. Abbiamo zone critiche che non sono coperte da una conoscenza geologica sufficiente. Se vogliamo contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, dobbiamo anche rafforzare lo studio del sottosuolo”.
A Niscemi una frana aveva già colpito nel 1997, nella zona di Sante Croci. Già allora sarebbero stati necessari interventi di regimentazione delle acque e opere strutturali mai realizzate.

Abusivismo edilizio, il moltiplicatore del rischio

C’è poi un altro fattore che aggrava il quadro: l’abusivismo edilizio, che spesso coincide quasi perfettamente con le aree a maggiore rischio idrogeologico. In Italia si contano circa 15 abitazioni abusive ogni 100 regolari, ma il dato sale fino al 42% nel Sud.
Sono oltre 71mila gli immobili abusivi con ordinanze di demolizione mai eseguite, mentre 7 Comuni su 10 risultano esposti a frane o alluvioni. Il tasso nazionale di abusivismo è del 15%, con i picchi più alti in Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio.
Numeri che raccontano una fragilità strutturale del territorio e una gestione spesso inefficace del suolo. E che portano a una conclusione amara: forse sì, Niscemi si poteva prevedere. Ma soprattutto dimostra che Niscemi non è un’eccezione: è lo specchio di un Paese intero che continua a costruire senza ascoltare la propria geologia.

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