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Sondaggi La7, Fratelli d’Italia vola al 31%: Pd e M5S in caduta libera

Pubblicato: 02/02/2026 20:29

Il sondaggio politico diffuso il 2 febbraio 2026 durante l’edizione del Tg La7 delinea un panorama elettorale in cui le distanze tra le forze di governo e le opposizioni tendono ad ampliarsi. I dati raccolti dall’istituto di ricerca Swg nel periodo compreso tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio fotografano una realtà politica influenzata anche dai recenti fatti di cronaca, come le tensioni registrate nelle piazze di Torino. In questo contesto, il partito di maggioranza relativa riesce a consolidare ulteriormente la propria posizione di leadership, mentre le principali forze che compongono il campo delle minoranze parlamentari subiscono una contrazione nel consenso. La polarizzazione del dibattito sembra premiare la stabilità del nucleo centrale dell’esecutivo, a discapito di una frammentazione che ancora caratterizza il fronte opposto.

Consolidamento di Fratelli d’Italia e calo delle opposizioni

La formazione guidata dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni conferma il proprio primato assoluto raggiungendo la quota del 31,3%. Questo incremento dello 0,1% rispetto alla rilevazione precedente attesta la resilienza di Fratelli d’Italia, che continua a rappresentare il perno attorno al quale ruota l’intero sistema politico italiano. Al contrario, il Partito Democratico guidato da Elly Schlein non riesce a invertire la tendenza negativa e scivola al 22,5%, lasciando sul campo un decimo di punto percentuale. Anche il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte attraversa una fase di stanca, subendo una flessione analoga che porta la compagine pentastellata al 12%. Questi numeri evidenziano una difficoltà strutturale dei due principali partiti di opposizione nel drenare consensi verso il centrodestra o nel mobilitare quella fetta di elettorato ancora indeciso, nonostante i temi sociali siano al centro dell’agenda pubblica.

Se il partito di maggioranza relativa sorride, la situazione all’interno degli alleati minori di governo appare più dinamica e variegata. Forza Italia dimostra una tenuta solida, mantenendosi stabile all’8,2% e confermandosi come una forza rassicurante per l’elettorato moderato. Al contrario, la Lega di Matteo Salvini continua a mostrare segni di sofferenza elettorale, perdendo lo 0,3% e scendendo fino al 7,7%. Questo sorpasso consolidato da parte della forza azzurra ai danni del Carroccio sposta l’asse interno alla coalizione, premiando una linea più istituzionale rispetto a quella maggiormente identitaria proposta dal partito via Bellerio. Chiude il quadro della maggioranza la formazione di Noi Moderati, che si attesta sull’1,1%, contribuendo a mantenere la coalizione di centrodestra sopra la soglia psicologica del 48% dei consensi totali.

Performance dei partiti minori e della sinistra

Scendendo nella parte bassa della classifica dei consensi, si nota un generale arretramento delle forze che si collocano a sinistra del Partito Democratico. L’alleanza tra Verdi e Sinistra subisce una flessione dello 0,1%, posizionandosi al 6,5%. Si tratta di un dato che rimane comunque rilevante nel panorama delle minoranze, ma che risente della pressione esercitata dai partiti più grandi. Per quanto riguarda l’area centrale dello schieramento, Azione di Carlo Calenda viene indicata al 3,1%, mentre Italia Viva di Matteo Renzi si ferma al 2,2%. Seguono +Europa con l’1,4% e il Partito Liberaldemocratico all’1%. Queste formazioni faticano a trovare uno spazio di manovra significativo in un sistema che tende sempre più verso un bipolarismo muscolare, dove la competizione tra i due blocchi principali lascia poco ossigeno alle proposte di terze vie o di stampo prettamente riformista.

Confronto tra le potenziali aggregazioni di blocco

Analizzando i dati sotto il profilo delle coalizioni, emerge un vantaggio netto per il centrodestra, che nel suo complesso raggiungerebbe il 48,1%. Un ipotetico centrosinistra allargato, che comprendesse contemporaneamente Pd, M5S, Verdi e Sinistra, +Europa, Italia Viva e Avanti Psi, si fermerebbe invece al 44,3%. Questo scarto di quasi quattro punti percentuali suggerisce che, nonostante le fibrillazioni interne e le critiche delle opposizioni sulla manovra o sulla gestione dell’ordine pubblico, l’elettorato percepisce ancora il blocco governativo come più compatto e credibile. Resta inoltre l’incognita rappresentata dai partiti che si dichiarano fuori da entrambi i blocchi, come Azione al 3,8%, la cui collocazione futura potrebbe risultare decisiva per gli equilibri di potere nel caso di una competizione elettorale imminente.

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