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Giorgia Meloni sul caso Pucci: “Ora basta con il doppiopesismo. Se attaccano me è satira, ma su di loro è sessismo”

Pubblicato: 09/02/2026 08:50

L’intervento di Giorgia Meloni sulla vicenda legata alla mancata partecipazione di Andrea Pucci al Festival di Sanremo segna l’ingresso diretto della presidente del Consiglio in una polemica che, pur avendo poco di politico e ancora meno di governativo, ha assunto rapidamente una dimensione pubblica e simbolica. Una scelta che Meloni rivendica senza esitazioni e che motiva richiamando un principio che considera intollerabile: il doppiopesismo.

«Non sopporto il doppiopesismo. È un principio insopportabile. È davvero la cifra della sinistra, la usano sempre. E non ci sto», afferma la premier, spiegando così le ragioni che l’hanno spinta a intervenire su una questione nata attorno a Sanremo ma rapidamente diventata terreno di scontro politico e culturale.
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La presa di distanza dal comico e la polemica sulla satira

Nel chiarire la propria posizione, Giorgia Meloni tiene a precisare di non essere una sostenitrice del comico finito al centro delle polemiche. «A stento sapevo chi fosse», dice, sottolineando di non aver seguito il suo percorso artistico e di non conoscere nel dettaglio i contenuti dei suoi sketch, compresi quelli rivolti contro Elly Schlein.

La reazione della presidente del Consiglio nasce invece dal confronto con la satira che, negli anni, l’ha vista protagonista. Meloni cita alcune vignette che la raffigurano in modo esplicito e provocatorio, ricordando come in quei casi nessuno abbia parlato di sessismo o di body shaming. «Queste sono cose che disegnano o dicono su di me: questo si può fare?», domanda, entrando nel merito della questione.

Da qui il passaggio più polemico: «Parlano di sessismo e io che dovrei dire? Mi facciano capire, quando attaccano me è satira, quando attaccano la Schlein è sessismo?». Un interrogativo che per Meloni mette a nudo una disparità di giudizio evidente, legata non tanto ai contenuti quanto al bersaglio scelto. «Su di noi si può dire tutto e su di loro solo quello che condividono?», incalza.

Sanremo e il ruolo della politica

Il ragionamento della premier si allarga poi al Festival di Sanremo e al rapporto tra spettacolo e politica. Meloni rivendica una posizione coerente: «Io sono in generale per tenere la politica fuori da Sanremo». Un principio che, spiega, vale indipendentemente dagli orientamenti ideologici degli artisti coinvolti.

Secondo la presidente del Consiglio, l’Ariston dovrebbe restare uno spazio dedicato allo spettacolo e non trasformarsi in una tribuna per battaglie che esulano dal contesto. «L’utilizzo di questi palcoscenici per questioni che non c’entrano con la politica è una cosa che non ho mai sopportato», afferma, chiarendo la propria linea.

Riferendosi direttamente al caso Pucci, Meloni distingue tra regolazione e censura. «Se al Festival avesse partecipato Pucci, secondo me bisognava chiedergli di non parlare di politica», osserva. Diverso, però, è il giudizio su quanto accaduto: «Minacciarlo a monte, chiederne la censura, semplicemente perché non se ne condivide il taglio, lo considero sbagliato».

La denuncia della censura e la nota pubblica

Per Giorgia Meloni, il punto centrale resta la coerenza. «È inaccettabile», insiste, soprattutto «per quelli che ci hanno sempre spiegato che la satira è sacra, ma ovviamente finché era contro di noi». Una frase che riassume il senso della sua denuncia e che spiega anche la scelta di intervenire pubblicamente.

La presidente del Consiglio rivendica infine una differenza netta rispetto ai suoi avversari politici, spiegando perché ha deciso di prendere posizione anche con una nota sui social. «Noi, a differenza loro, non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico», afferma, tracciando un confine politico e culturale preciso.

In questo quadro, la polemica su Sanremo, sulla satira e sul doppiopesismo diventa per Meloni l’occasione per riaffermare un principio che va oltre il singolo caso: la libertà di espressione, sostiene, deve valere per tutti allo stesso modo, senza eccezioni legate all’appartenenza politica.

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