
«Non abbiamo più tempo: dobbiamo correre. Non serve un programma, ma un cronoprogramma, con tempi definiti e riforme da attuare o impostare entro fine anno». È questo il punto di partenza della riflessione di Giorgia Meloni, messa nero su bianco nella lettera inviata insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz a tutti gli Stati membri dell’Unione europea.
Alla lettera hanno aderito venti Paesi, compresa la Francia di Emmanuel Macron. I leader firmatari si incontreranno domani, prima dell’inizio del Consiglio europeo, per un pre-summit dedicato alla competitività dell’Unione.
La parola che accomuna tutti, al di là delle differenze di impostazione, è urgenza. La consapevolezza diffusa è di essere ormai al “novantesimo minuto” di una partita geopolitica decisiva: come ha avvertito Mario Draghi, l’Europa rischia di essere «spazzata via» come soggetto capace di contare davvero se non agisce subito.

A Palazzo Chigi, Meloni è al centro di uno scambio continuo di documenti riservati e pubblici, con schede tecniche che arrivano dai ministeri. In mattinata presiede una riunione preparatoria sulla competitività Ue con Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti, affiancati da Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin e Tommaso Foti.
L’asse con Berlino appare solido, soprattutto sui dossier legati al mercato unico e alla semplificazione della burocrazia europea. Macron mantiene un approccio più keynesiano, puntando su investimenti comuni da 1.200 miliardi con debito europeo, ipotesi che non convince Merz, ma la condivisione dell’urgenza tiene insieme il fronte.
«Serve un cambio di marcia e l’abbandono delle posizioni ideologiche», è la sintesi che arriva dal gabinetto della presidente del Consiglio. A pesare sono anche le analisi di Enrico Letta e Draghi, finora applicate solo in parte, e i dati sulla crescita di Cina e Stati Uniti, che evidenziano un divario sempre più ampio.
In vista del Consiglio che si terrà domani nel castello di Alden Biesen, vicino Maastricht, le divisioni passano in secondo piano. La presidente della Commissione europea ha avvertito che, per accelerare, si potrà ricorrere alla cooperazione rafforzata, già utilizzata per i fondi all’Ucraina.
Questo significa procedere sui singoli dossier con chi è disposto a farlo, senza attendere l’unanimità o maggioranze qualificate. Fonti di governo lo spiegano con realismo: «Nessuno è felice di forzare le regole, ma se l’alternativa è restare fermi, anche Roma non si tirerà indietro».
Nella lettera congiunta italo-tedesca rientra anche il completamento del 28esimo regime, cruciale per imprese e start-up. Chi investirà in più Paesi Ue potrà scegliere un quadro giuridico europeo unico, trasformando il Mercato unico da spazio regolato a spazio giuridico integrato: un salto strategico tutt’altro che secondario, anche per l’Italia.


