
L’iter del Ponte sullo Stretto non è fermo, ma richiederà ancora tempo prima di arrivare al via libera definitivo. Per sbloccare il procedimento serviranno almeno quattro mesi, necessari per arrivare alla stesura della nuova delibera Cipess, l’atto indispensabile per l’avvio dei cantieri, che dovrà poi essere esaminato dalla Corte dei conti.
A indicare le tempistiche è lo stesso governo nella relazione illustrativa al decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri. Nel documento viene fissata al 31 maggio 2026 la scadenza per la fase conclusiva del procedimento, cioè l’adozione e la trasmissione della delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile alla magistratura contabile.
Le scadenze e il passaggio alla Corte dei conti
Nel testo compare anche un secondo termine, il 1° luglio, data entro la quale dovrà essere trasmesso alla Corte dei conti il decreto di assenso all’atto aggiuntivo insieme all’accordo di programma. Anche questi provvedimenti saranno sottoposti al vaglio dei giudici contabili, che dovranno verificarne la conformità alla legge.
Considerando che la Corte dispone di trenta giorni per esaminare ciascun atto, nella migliore delle ipotesi una decisione non arriverebbe prima di agosto, sempre che non vengano sollevati rilievi. In caso contrario, i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente di almeno un mese.
I nove passaggi necessari prima della delibera
Prima di arrivare alla nuova delibera Cipess, il governo dovrà completare una serie articolata di adempimenti, nove in totale. Il Ministero delle Infrastrutture dovrà innanzitutto aggiornare il piano economico-finanziario della società Stretto di Messina. Sarà poi necessario acquisire il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) sulle tariffe di pedaggio.
Il progetto sarà inoltre sottoposto al Consiglio superiore dei lavori pubblici, chiamato a esprimersi nel merito tecnico dell’opera. Sul fronte ambientale servirà un decreto del Ministero dell’Ambiente per la ricognizione delle valutazioni relative ai siti protetti, in linea con la direttiva europea “Habitat”. Occorrerà dimostrare l’esistenza di un interesse pubblico superiore rispetto ai vincoli ambientali.
Un ulteriore provvedimento del Mit dovrà valutare le conseguenze sulla salute e sulla sicurezza pubblica derivanti dalla realizzazione dell’infrastruttura. Sulla base di queste verifiche, il governo dovrà poi adottare un decreto che individui formalmente i nuovi “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”.
Infine, è previsto l’avvio di un dialogo strutturato con la Commissione europea, per garantire coerenza e unitarietà della posizione nazionale nel confronto con le istituzioni dell’Unione.
L’obiettivo dell’esecutivo è accelerare, ma il percorso resta complesso e scandito da passaggi tecnici e giuridici che rendono improbabile un via libera immediato.


