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Marina Berlusconi: “Giustizia condizionata da un vergognoso mercato delle nomine. Vannacci via? Non una grande perdita”

Pubblicato: 10/02/2026 08:19

È una presa di posizione netta, argomentata e rivendicata sul piano dei contenuti quella espressa da Marina Berlusconi in una intervista al Corriere della Sera, in vista del referendum del 22-23 marzo sulla separazione delle carriere in magistratura. La presidente di Fininvest e Mondadori chiarisce fin da subito che la sua scelta non nasce da ragioni familiari o politiche, ma da una valutazione di merito: il voto favorevole, spiega, rappresenta un passaggio necessario per riequilibrare il sistema giudiziario e rafforzare la terzietà dei giudici.

Nel suo ragionamento, il referendum non è uno strumento di scontro tra fazioni, né un giudizio sull’operato del governo. Al contrario, viene descritto come un’occasione per riportare il dibattito sui contenuti, liberandolo da logiche identitarie che, a suo avviso, ne hanno spesso deformato il significato.
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Giustizia e correnti, una riforma definita “liberale”

Secondo Marina Berlusconi, il vero nodo della giustizia italiana non risiede nella magistratura in quanto tale, ma nel peso crescente delle correnti e nei meccanismi che governano il Consiglio superiore della magistratura. Dinamiche interne che, nella sua analisi, finiscono per incidere sulle carriere e sulle nomine, creando un sistema opaco che danneggia la credibilità dell’intero ordine giudiziario.

La separazione delle carriere viene così presentata come una riforma di impronta liberale, pensata non per colpire i magistrati, ma per tutelarne l’autonomia e restituire fiducia ai cittadini. Una posizione che, precisa, non nasce da spirito di rivalsa personale, pur riconoscendo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto suo padre Silvio Berlusconi.

Il ruolo di Forza Italia e il rapporto con Tajani

Nel corso dell’intervista al Corriere della Sera, Marina Berlusconi affronta anche il tema politico, respingendo l’idea di un suo ruolo diretto nella guida del centrodestra. Rivendica invece il proprio impegno imprenditoriale e sottolinea i risultati raggiunti dai gruppi che presiede o che fanno capo alla sua famiglia, da Mondadori a Mediaset, passando per Mediolanum.

Parole di apprezzamento vengono riservate ad Antonio Tajani, indicato come una figura di equilibrio che ha garantito stabilità a Forza Italia in una fase complessa. Il futuro del partito, chiarisce, deve però restare nelle mani della sua classe dirigente, all’interno di un confronto aperto ma unitario.

Centrodestra, estremismi e tenuta della maggioranza

Sul piano degli equilibri politici, Marina Berlusconi ribadisce l’importanza della moderazione, mettendo in guardia dai rischi legati agli estremismi, considerati un fattore di indebolimento tanto a destra quanto a sinistra. La maggioranza di governo, pur attraversata da differenze di vedute, viene descritta come sostanzialmente compatta nel momento delle decisioni cruciali.

In questo contesto si inserisce anche una valutazione sul ruolo internazionale dell’Italia e sulla leadership di Giorgia Meloni, per la quale viene espresso un sostegno esplicito, accompagnato però dalla consapevolezza delle difficoltà legate allo scenario globale.

Europa, Stati Uniti e il fattore Trump

Uno dei passaggi più critici dell’intervista riguarda il rapporto con gli Stati Uniti e la figura di Donald Trump, verso il quale Marina Berlusconi manifesta una crescente preoccupazione. Il modello trumpiano viene associato a una visione della libertà fondata sulla forza e sull’assenza di regole, con effetti destabilizzanti sia sul piano interno sia su quello internazionale.

Di fronte a un’America percepita come meno affidabile, l’Europa è chiamata, secondo Berlusconi, a rafforzare la propria integrazione, superando veti e indecisioni. Difesa comune, politica estera condivisa e maggiore coesione diventano elementi centrali per preservare i valori dell’Occidente.

Riforme e democrazia, una sfida che parte dall’Italia

L’intervista si chiude con una riflessione più ampia sul futuro delle democrazie liberali, considerate capaci di autoriformarsi proprio perché fondate sul confronto e sulla possibilità di correggere i propri errori. In questo quadro, la riforma della giustizia e il referendum rappresentano, per Marina Berlusconi, un primo banco di prova.

Un atto di fiducia nella capacità delle istituzioni di migliorarsi, senza distruggere le regole, ma rafforzandole. Un messaggio che, nelle sue intenzioni, guarda oltre il voto di marzo e chiama in causa il destino politico e culturale dell’Italia e dell’Europa.

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Ultimo Aggiornamento: 10/02/2026 10:26

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