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Meloni e il futuro dell’Europa: “Non c’è più tempo”. Il patto con Berlino apre a grandi cambiamenti

Pubblicato: 11/02/2026 09:42

“Non abbiamo più tempo”. È attorno a questa convinzione che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha costruito l’iniziativa condivisa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, formalizzata in una lettera inviata agli Stati membri dell’Unione. L’obiettivo non è un semplice programma di intenti, ma un cronoprogramma con scadenze precise, con riforme da impostare o completare entro la fine dell’anno.
All’appello hanno risposto in venti, tra cui anche il presidente francese Emmanuel Macron. I leader si incontreranno prima dell’avvio del prossimo Consiglio europeo, in un clima segnato dalla parola chiave che accomuna le diverse sensibilità politiche: urgenza.

Il rischio di restare indietro

La consapevolezza diffusa è che l’Unione sia arrivata a un passaggio cruciale. A evocare il rischio di «essere spazzati via» come attore globale è stato anche Mario Draghi, sottolineando la necessità di una svolta rapida per non perdere definitivamente terreno nella competizione geopolitica.
I richiami contenuti nei rapporti di Enrico Letta e dello stesso Draghi, finora attuati solo in parte, si intrecciano con i dati economici: la crescita di Cina e Stati Uniti e il progressivo ampliarsi dei divari in settori strategici come intelligenza artificiale, industria e difesa.

Il lavoro a Palazzo Chigi e il coordinamento dei dossier

A Palazzo Chigi si susseguono riunioni preparatorie e scambi di documenti, pubblici e riservati. Meloni coordina un confronto costante con i ministri chiave: dal vicepremier e titolare degli Esteri Antonio Tajani al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, fino ai responsabili di Sviluppo economico, Ambiente e Affari europei.

I dossier prioritari riguardano il rafforzamento del mercato unico, la semplificazione degli oneri burocratici e la riduzione dei vincoli normativi che frenano competitività e investimenti. L’asse con Berlino appare solido su questi punti, pur nella diversità di approccio rispetto alla linea più espansiva di Macron, favorevole a un ampio piano di investimenti finanziato anche con debito europeo.

Cooperazione rafforzata e possibile superamento dell’unanimità

In vista del Consiglio che si terrà al castello di Alden Biesen, nei pressi di Maastricht, si fa strada un’ipotesi finora considerata delicata: il ricorso alla cooperazione rafforzata per accelerare i processi decisionali.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiarito che, se si vuole procedere rapidamente, potrebbe essere necessario andare avanti con chi è disposto a farlo, come già avvenuto per i fondi destinati all’Ucraina. Questo implica una riflessione sul possibile superamento dell’unanimità in alcuni ambiti. Da fonti governative trapela una posizione pragmatica: nessuno auspica uno strappo alle regole, ma l’alternativa non può essere la paralisi.

Il “28esimo regime” e la trasformazione del mercato unico

Tra le priorità indicate nella lettera congiunta figura il completamento del cosiddetto 28esimo regime, pensato per offrire alle imprese un quadro giuridico europeo alternativo a quello dei singoli Stati.

L’idea è consentire a chi investe nell’Unione e opera in più Paesi di scegliere un unico riferimento normativo europeo, favorendo la crescita di start up e scale up e accelerando l’integrazione del mercato. Si tratterebbe di un passaggio significativo: dal mercato unico come spazio regolato da normative nazionali coordinate a uno spazio giuridico realmente integrato.

Per Roma, così come per Berlino, non si tratta solo di una riforma tecnica ma di una scelta strategica. L’urgenza evocata da Meloni è la presa d’atto che la finestra per colmare il divario competitivo con Pechino e Washington si sta rapidamente chiudendo.

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