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Nato, ancora un passo indietro degli Usa: le basi di Napoli e Norfolk passano agli alleati

Pubblicato: 11/02/2026 07:18

La Nato ridisegna i suoi equilibri interni e segna un passaggio che ha il sapore della svolta: la base italiana passa a Roma, quella in Virginia a Londra. Un riassetto che fotografa un passo indietro degli Stati Uniti nella gestione operativa dell’Alleanza e, allo stesso tempo, un avanzamento del ruolo europeo. A definirlo “storico” è il presidente del Comitato militare, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone.

Il comando militare supremo resta comunque saldamente nelle mani di Washington. A guidarlo è il generale Alexus Grynkewich, che coordina tutte le operazioni dal quartier generale di Mons, in Belgio. Ma sotto quel vertice, nei tre poli operativi – i Joint Force Command – cambia la distribuzione delle responsabilità.

Il Comitato militare, che riunisce i rappresentanti dei 32 Paesi membri, ha confermato la redistribuzione degli incarichi. Gli Stati Uniti cederanno la guida del Comando di Napoli all’Italia e quella del Comando di Norfolk, in Virginia, al Regno Unito. Nel terzo presidio, a Brunssum nei Paesi Bassi, un generale polacco affiancherà il collega tedesco Ingo Gerhartz.

Si tratta di un processo graduale. La Nato non prevede regole rigide sulla durata dei mandati: in genere un comandante resta in carica due o tre anni. A Napoli, l’ammiraglio americano George Wikoff si è insediato il 19 novembre 2025, quindi il passaggio di consegne a un ufficiale italiano non sarà immediato. Tuttavia la decisione politica è ormai presa.

Il ministero della Difesa italiano, guidato da Guido Crosetto, legge la scelta come un riconoscimento del peso crescente dell’Italia nel fianco Sud dell’Alleanza. Da tempo Roma insiste sulla centralità strategica del Mediterraneo, tra instabilità nordafricana, flussi migratori e sicurezza energetica.

Anche Londra rivendica il nuovo ruolo. Il Regno Unito guiderà il comando di Norfolk con la responsabilità della sicurezza delle rotte transatlantiche e della protezione della Groenlandia. Un dettaglio non secondario, sebbene le tensioni sull’isola artica – alimentate in passato da dichiarazioni di Donald Trump – si siano attenuate.

A Est, la cogestione tra Germania e Polonia del comando di Brunssum rafforza il peso di Varsavia, tra i Paesi più determinati nel sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa. Un segnale politico chiaro: la sicurezza del fronte orientale sarà sempre più una responsabilità europea.

Cavo Dragone ha parlato su X di un “traguardo storico”, sottolineando che gli alleati europei, inclusi i nuovi membri, sono chiamati a un ruolo più forte nella leadership militare. Gli Stati Uniti, però, mantengono un “solido impegno” e completano la filiera dei tre comandi tattici assumendo il controllo dell’Allied Maritime Command (Marcom) di Northwood, vicino Londra.

Restano inoltre in mano americana l’Air Command di Ramstein in Germania e il Land Command di Izmir in Turchia. I tre centri tattici sono complementari ai comandi operativi e forniscono a Mons le analisi necessarie per gestire crisi ed emergenze. Sullo sfondo c’è la linea politica di Washington: dopo anni di richieste di maggiore condivisione delle spese, da Obama a Trump, ora si punta a redistribuire anche le responsabilità. Atlantico ai britannici, Mediterraneo agli italiani, fronte Est agli europei. Una Nato più europea, senza che gli Stati Uniti abbandonino la vetta del comando.

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