
Il governo segna un nuovo punto nell’agenda sulla sicurezza, portando a casa un provvedimento che promette di mutare radicalmente la gestione dei confini marittimi. Attraverso un videomessaggio diffuso sui canali social, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’approvazione del nuovo disegno di legge sull’immigrazione da parte del Consiglio dei ministri, rivendicando la coerenza con le promesse fatte in campagna elettorale. “Oggi abbiamo potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo del centrodestra”, ha esordito la premier, sottolineando come la norma miri a blindare le acque territoriali di fronte a scenari di crisi acuta.
Il cuore del ddl riguarda la possibilità di agire tempestivamente in presenza di minacce giudicate critiche. La premier ha spiegato che, in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, come il rischio di terrorismo ma anche una “pressione migratoria eccezionale”, lo Stato avrà il potere di impedire l’attraversamento delle acque italiane. La vera novità, tuttavia, risiede nella destinazione dei passeggeri delle imbarcazioni fermate: il piano prevede infatti la possibilità di “condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazione sottoposte all’interdizione anche in Paesi terzi”.
Il nodo della compatibilità europea
Questa strategia di deterrenza e deviazione dei flussi non è passata inosservata nei palazzi di Bruxelles, ma da Palazzo Chigi arriva una rassicurazione netta sulla legittimità internazionale della manovra. Secondo Giorgia Meloni, l’opzione dei trasferimenti verso Paesi terzi è “compatibile con le nuove regole europee che tra l’altro l’Italia ha contribuito a definire”. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un sistema di difesa dei confini che non gravi esclusivamente sulle coste nazionali, inserendo l’azione italiana in un quadro di cooperazione comunitaria che, negli ultimi mesi, ha visto un sensibile spostamento verso posizioni più rigide.
Il provvedimento ora dovrà affrontare l’iter parlamentare, dove si prevede un dibattito acceso sulle modalità di attuazione e sul rispetto dei diritti internazionali. Tuttavia, la linea della maggioranza appare tracciata: la sicurezza nazionale e il controllo dei flussi vengono posti come priorità assolute, con la convinzione che la protezione dell’ordine pubblico passi necessariamente da una gestione più restrittiva degli accessi via mare.


