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Rai nella bufera, 850mila euro per Cerno. Il M5S esplode: “Siamo schifati”

Pubblicato: 19/02/2026 13:06
Rai Programma Chiuso

La situazione attuale che coinvolge la Rai sembra aver raggiunto un punto di non ritorno sul piano della tensione politica e gestionale. Al centro del dibattito si colloca la figura di Tommaso Cerno, direttore del Giornale, la cui nuova striscia informativa su Rai2 ha sollevato un polverone mediatico di proporzioni notevoli. Il Movimento 5 Stelle, attraverso i suoi rappresentanti in commissione di Vigilanza, ha espresso un dissenso totale e profondo, utilizzando termini durissimi come schifati per descrivere lo scenario emerso dalle recenti indiscrezioni giornalistiche. La questione non riguarda solo la linea editoriale o la scelta dei volti, ma si concentra principalmente sulla gestione delle risorse economiche in un momento in cui l’azienda pubblica invoca rigore e tagli strutturali.

Investimenti monstre e polemiche finanziarie

Il nucleo della protesta nasce dalle cifre pubblicate dal Fatto Quotidiano, che delineano un quadro economico considerato scandaloso dalle opposizioni. Si parla di un investimento complessivo che sfiora gli 850mila euro per la realizzazione della striscia informativa affidata a Cerno. Entrando nel dettaglio dei costi, ogni singola puntata graverebbe sulle casse del servizio pubblico per circa 11mila euro, di cui ben 3mila euro finirebbero direttamente nelle tasche del direttore del Giornale come compenso personale. Queste somme sono state definite costi monstre dai parlamentari pentastellati, i quali sottolineano come tale esborso risulti schiaffo alla logica del risparmio spesso sbandierata dai vertici di Viale Mazzini. La critica non si ferma all’aspetto puramente monetario, ma si estende alla coerenza dell’azienda, che da un lato elargisce contratti faraonici a collaboratori esterni e dall’altro sembra incapace di blindare le proprie eccellenze storiche.

Un punto particolarmente dolente sollevato dal Movimento 5 Stelle riguarda il confronto tra il trattamento riservato a Cerno e quello destinato a icone della divulgazione scientifica e culturale. Viene citato esplicitamente il caso di Alberto Angela, una delle figure più amate e autorevoli della televisione italiana, che risulterebbe attualmente senza contratto. Questa circostanza viene utilizzata come termine di paragone per evidenziare quella che viene percepita come una gestione scellerata delle priorità aziendali. Oltre ad Angela, anche il futuro dei programmi di Mario Tozzi sembra essere avvolto nell’incertezza, alimentando il sospetto che la Rai stia preferendo investire su figure vicine all’attuale area di governo piuttosto che proteggere il patrimonio culturale e informativo costruito in decenni di servizio pubblico. La sensazione diffusa tra le fila dell’opposizione è che si stiano letteralmente buttando soldi dalla finestra per fini puramente politici.

La polemica si arricchisce di un ulteriore livello di complessità se si considera il ruolo ricoperto da Tommaso Cerno al di fuori della Rai. Il Movimento 5 Stelle punta il dito contro il fatto che il direttore del Giornale riceva lauti compensi dall’azienda pubblica mentre, contemporaneamente, sulla testata da lui diretta verrebbe portata avanti quella che definiscono una campagna di fango contro programmi storici della Rai come Report. Questo doppio ruolo viene visto come un corto circuito etico e professionale inaccettabile. I grillini accusano Cerno di essere uno dei principali sostenitori mediatici del governo Meloni, suggerendo che la sua presenza su Rai2 sia una sorta di premio politico piuttosto che una scelta basata su meriti puramente televisivi. Questa dinamica rafforza l’idea di una TeleMeloni sempre più orientata a occupare militarmente gli spazi informativi a scapito del pluralismo e dell’indipendenza editoriale.

Reazioni sindacali e malcontento interno

Non è solo la politica a protestare, poiché anche all’interno di Viale Mazzini il clima è diventato incandescente. L’Usigrai, il sindacato principale dei giornalisti Rai, ha preso una posizione netta contro l’ennesimo affidamento a collaboratori esterni. Il sindacato denuncia uno smacco inaccettabile nei confronti delle migliaia di dipendenti e giornalisti interni che avrebbero le competenze per ricoprire quei ruoli senza costi aggiuntivi così elevati. La scelta di puntare massicciamente su professionisti esterni viene interpretata come una mancanza di fiducia nel personale dell’azienda e un inutile spreco di denaro pubblico. Questo malumore si inserisce in un contesto di agitazione sindacale più ampio, segnato da scioperi e proteste contro la gestione del direttore Paolo Petrecca, recentemente finito sotto accusa per consulenze esterne giudicate eccessive e fuori controllo.

Incertezze sul futuro della gestione aziendale

Mentre la commissione di Vigilanza attende risposte ufficiali dai vertici Rai, il futuro della striscia di Cerno rimane al centro del mirino. L’amministratore delegato è chiamato a confermare o smentire le cifre circolate, ma il silenzio attuale di Viale Mazzini non fa che alimentare le speculazioni e la rabbia delle opposizioni. Il prossimo consiglio di amministrazione sarà un passaggio cruciale per capire se l’azienda intende tirare dritto o se ci saranno margini per una revisione di queste scelte editoriali ed economiche. La percezione di un costante declino qualitativo e di un asservimento alle logiche di potere sta creando una frattura che sembra difficile da ricomporre nel breve periodo. La sfida per la Rai sarà quella di dimostrare di poter ancora essere una casa comune per tutti i cittadini, indipendentemente dal colore politico, recuperando quella credibilità che oggi appare fortemente compromessa.

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