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Morte del piccolo Domenico, relazione shock da Bolzano: “Gravi criticità a Napoli”. Arriva la risposta del Monaldi

Pubblicato: 24/02/2026 14:25

La vicenda giudiziaria e umana legata alla morte del piccolo Domenico si arricchisce di nuovi, inquietanti dettagli che spostano l’attenzione sulle procedure cliniche seguite durante le delicate fasi del trapianto. Il caso, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica, ruota attorno al decesso di un bambino di soli quattro anni, avvenuto dopo l’impianto di un cuore che sarebbe giunto a Napoli già danneggiato. Le ultime novità emergono da una relazione tecnica stilata dal dipartimento di Salute della Provincia autonoma di Bolzano, documento che mette in luce una serie di mancanze che potrebbero aver compromesso l’esito dell’intervento fin dalle sue battute iniziali.

Criticità operative e carenze tecniche

La relazione inviata al ministero della Salute il 18 febbraio scorso punta il dito in modo diretto contro il team di prelievo proveniente da Napoli, giunto in Alto Adige per espiantare l’organo da un donatore pediatrico locale. Secondo quanto ricostruito dalle autorità sanitarie bolzanine, durante le operazioni sarebbero emerse significative criticità operative che avrebbero minato la sicurezza della procedura. Le contestazioni non riguardano solo la mano dei chirurghi, ma anche la dotazione tecnica portata al seguito dall’equipe campana, definita incompleta e inadeguata per un compito così complesso e vitale. In particolare, viene sottolineata la scarsità di materiale refrigerante, elemento fondamentale per mantenere l’organo in uno stato di conservazione ottimale durante il delicato trasporto verso il sud Italia.

Gestione del protocollo e farmaci anticoagulanti

Un altro punto oscuro sollevato dal documento riguarda la gestione dell’anticoagulazione, nello specifico l’uso dell’eparina, durante le fasi cruciali dell’espianto. La relazione parla di una marcata incertezza procedurale che avrebbe caratterizzato l’agire dei medici napoletani sul campo a Bolzano. Questo aspetto risulta fondamentale poiché una corretta scoagulazione è necessaria per evitare la formazione di coaguli che possono rendere l’organo inutilizzabile o gravemente compromesso una volta riattivata la circolazione nel corpo del ricevente. Le discrepanze tra i protocolli standard e quanto effettivamente messo in atto dal team di prelievo sono ora al vaglio degli inquirenti, che devono stabilire se queste omissioni tecniche siano state la causa diretta del malfunzionamento del cuore trapiantato a Domenico.

Registrazioni audio e prove testimoniali

Parallelamente ai rilievi tecnici, l’inchiesta prosegue sul fronte probatorio grazie all’iniziativa della famiglia della vittima. La madre di Domenico, Patrizia Mercolino, si è recata presso gli uffici della Procura insieme al proprio legale per depositare un documento che potrebbe rivelarsi decisivo. Si tratta di una registrazione audio contenente un colloquio tra la donna e il cardiochirurgo che effettuò l’impianto il 23 dicembre 2025 presso l’ospedale Monaldi. Secondo le indiscrezioni trapelate, il file potrebbe contenere ammissioni o chiarimenti sullo stato del cuore al momento del suo arrivo a Napoli. L’accusa ipotizzata dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante è quella di omicidio colposo in concorso, un reato per il quale risultano attualmente iscritti nel registro degli indagati sette professionisti tra medici e personale paramedico.

Le reazioni del Monaldi

Durante l’intervento di espianto del cuore donato da un bambino altoatesino di 4 anni e destinato al piccolo Domenico Caliendo “sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”. Il dato emerge da una relazione inviata lo scorso 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute. In particolare le contestazioni mosse riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica incompleta (con insufficiente materiale refrigerante) e una incertezza in merito alla gestione dell’anticoagulazione (eparina).

I Nas chiedono a Bolzano chi ha fornito il ghiaccio secco

Chi ha fornito materialmente il ghiaccio secco che ha poi congelato il cuore destinato al piccolo Domenico, e chi era presente nel blocco operatorio quella mattina del 23 dicembre 2025: è la richiesta che il Nas di Trento ha inoltrato, secondo quanto scrive il quotidiano Alto Adigealla direzione medica dell’Azienza sanitaria dell’Alto Adige. Nella comunicazione inviata, i carabinieri chiedono di individuare “gli addetti all’Officina ospedaliera, con particolare riguardo a coloro che erano preposti alla fornitura del ghiaccio” e gli “operatori sanitari in servizio presso il blocco operatorio, a disposizione del coordinatore”.

“Qualora da un approfondimento interno già aveste potuto verificare chi tra questi sia stato coinvolto nella fornitura del ghiaccio alla sala operatoria interessata all’espianto degli organi del donatore – è scritto ancora nella richiesta del Nas -, si prega di voler trasmettere le risultanze”.

Conseguenze sull’opinione pubblica e sull’ospedale

Il clima attorno all’ospedale Monaldi di Napoli si è fatto estremamente teso con il passare delle settimane e l’emergere di nuovi particolari sulla vicenda. La struttura, un tempo eccellenza riconosciuta a livello nazionale per la cardiochirurgia, si trova ora a fronteggiare una ondata di proteste e una drastica calo della fiducia da parte dell’utenza. Si segnalano numerosi insulti rivolti al personale e una preoccupante pioggia di disdette per interventi e visite già programmati, sintomo di un legame tra cittadinanza e istituzione sanitaria che si è drammaticamente incrinato. La ricerca della verità sulla fine di Domenico non è solo un atto dovuto alla memoria del bambino, ma una necessità per fare luce su un sistema di emergenza-urgenza che sembra aver mostrato falle fatali in ogni sua fase.

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Ultimo Aggiornamento: 24/02/2026 19:31

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