
Proseguono le indagini sul duplice decesso di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso per un avvelenamento da ricina. Nella mattinata di oggi sono stati effettuati nuovi prelievi di sangue su Gianni Di Vita e sulla figlia Alice Di Vita, gli unici due componenti della famiglia sopravvissuti.
I campioni biologici, raccolti all’Istituto Maugeri di Pavia, saranno inviati con urgenza in Germania, al Robert Koch Institute di Berlino, dove il team coordinato dallo scienziato Christian Herzog analizzerà la possibile presenza di anticorpi contro la ricina.
Perché la ricerca degli anticorpi è decisiva
L’obiettivo degli esperti è stabilire se anche Gianni e Alice siano entrati in contatto con la tossina vegetale, pur senza sviluppare sintomi.
Finora gli investigatori avevano concentrato l’attenzione sul pranzo del 23 dicembre, consumato soltanto da Antonella e Sara. Un eventuale riscontro di anticorpi nei due superstiti indicherebbe invece che anche loro furono esposti alla ricina, modificando la ricostruzione temporale dell’avvelenamento.
In passato il sangue di Gianni Di Vita era già stato esaminato dal Centro Antiveleni di Pavia, diretto da Carlo Locatelli, ma quei risultati non erano stati ritenuti definitivi perché i campioni, secondo quanto emerso, non erano stati conservati a temperature idonee, rendendo impossibile escludere con certezza un’esposizione alla tossina.
L’inchiesta per duplice omicidio
Il caso ha avuto una svolta nelle settimane successive ai decessi. In un primo momento si era ipotizzata una grave intossicazione alimentare, ma gli approfondimenti svolti dai laboratori dell’Istituto Maugeri hanno consentito di individuare la presenza della ricina, sostanza che non rientra tra quelle normalmente ricercate negli esami di pronto soccorso.
La Procura di Larino, che inizialmente aveva aperto un fascicolo per presunta colpa medica, ha successivamente avviato un’inchiesta per duplice omicidio premeditato. Il procedimento è ancora a carico di ignoti, ma gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, dopo aver ascoltato numerosi familiari e conoscenti, stanno approfondendo la posizione di alcune persone vicine alla famiglia.
Alimenti e oggetti inviati a Berlino
Oltre ai campioni di sangue, entro domani saranno spediti in Germania anche gli alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, affinché vengano sottoposti a ulteriori analisi.
Nei primi giorni di agosto è inoltre previsto un nuovo sopralluogo nella casa dove si è consumata la tragedia. I consulenti della Procura cercheranno eventuali oggetti, suppellettili e arredi che potrebbero aver costituito un veicolo per il trasporto o la somministrazione della ricina.
Nel frattempo Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno lasciato definitivamente Pietracatella. Dopo un primo periodo trascorso nell’abitazione di una parente, si sono trasferiti stabilmente a Campobasso, in attesa dell’esito degli accertamenti scientifici.
La Procura ha concesso ai periti fino a sei mesi per completare gli esami e consegnare una relazione definitiva che potrebbe risultare decisiva per chiarire uno dei casi di cronaca più complessi degli ultimi mesi.


