
Il carcere della Dogaia di Prato torna al centro dell’attenzione della magistratura per una situazione di illegalità diffusa all’interno della struttura penitenziaria. Nonostante i numerosi interventi delle forze dell’ordine negli ultimi mesi, continuano a emergere episodi legati a traffico di droga e utilizzo illecito di telefoni cellulari, fenomeni che, secondo gli inquirenti, dimostrano come alcune attività criminali riescano ancora a svilupparsi dentro e fuori l’istituto.
A denunciare la gravità del quadro è stato il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, che in una nota diffusa il 4 marzo ha illustrato una serie di episodi recenti emersi nell’ambito delle indagini in corso.
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Droghe e cellulari nel carcere della Dogaia
Nella comunicazione ufficiale, il magistrato sottolinea come il problema non sia stato risolto nonostante le operazioni di contrasto avvenute nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026.
«Successivamente ai proficui interventi repressivi del giugno, novembre e dicembre 2025, nonché del gennaio e degli inizi di febbraio 2026, permane l’impiego illegale di telefoni cellulari e continua l’attività di approvvigionamento e dello smercio dello stupefacente. Si perpetua, dunque, il proliferare dell’azione criminosa pulviscolare a vari livelli in seno e all’esterno della struttura La Dogaia di Prato», ha scritto Tescaroli.
Secondo quanto emerge dalla nota, il sistema di rifornimento di stupefacenti all’interno del carcere continuerebbe a essere alimentato da canali esterni, con modalità che variano dai pacchi spediti ai detenuti fino al lancio di involucri oltre il muro di cinta.

Il pacco con droga nascosta tra i salumi
Uno degli episodi citati dal procuratore riguarda un intervento avvenuto il 13 febbraio 2026, quando gli investigatori hanno intercettato un pacco postale proveniente dall’esterno destinato a un detenuto.
All’interno del pacco, nascosti tra fette di salumi, gli agenti hanno trovato circa 10 grammi di cocaina e 206 grammi di hashish. Secondo la Procura, il ritrovamento si inserisce «in un più ampio contesto di approvvigionamento e attività di spaccio all’interno del carcere».
Un secondo episodio è stato registrato il 20 febbraio 2026, quando all’esterno del muro di cinta del penitenziario sono stati recuperati tre pacchetti contenenti 240 grammi di hashish e 24,2 grammi di cocaina. Nello stesso materiale sequestrato sono stati trovati anche un telefono cellulare Samsung privo di sim e una pennetta modem, strumenti considerati funzionali all’accesso alla rete internet dall’interno della struttura.

La rivolta dei detenuti durante il lancio della droga
L’episodio più grave, secondo quanto ricostruito dalla Procura, si è verificato il 28 febbraio. In quell’occasione due giovani, uno tunisino e uno italiano, sono stati sorpresi mentre lanciavano tre involucri contenenti droga oltre il perimetro del carcere, in direzione del campo da calcio utilizzato dai detenuti della sesta sezione.
Quando gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti per recuperare i pacchi e procedere alle verifiche, si sono trovati di fronte a una reazione collettiva da parte dei detenuti presenti nell’area.
Secondo quanto riportato dal procuratore, «gli agenti sono stati fronteggiati dai circa sessanta detenuti, in larga misura di nazionalità albanese, presenti che si sono coalizzati e che hanno dato vita a una rivolta massiva, impedendo l’effettuazione delle attività di perquisizione, con atteggiamenti oppositivi e violenti, approfittando anche del numero decisamente inferiore del personale di polizia».
Le indagini e le perquisizioni nelle abitazioni
Il magistrato evidenzia come l’episodio dimostri una criticità strutturale nella gestione della sicurezza all’interno del penitenziario.
«Il grave episodio dimostra, ancora una volta, come i detenuti siano nelle condizioni di controllare la vita in seno alla struttura carceraria pratese e in grado di contrastare il personale addetto alla loro sorveglianza che soffre di una consistente carenza di organico», ha scritto Tescaroli.
Le indagini successive hanno portato anche a perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani coinvolti nel lancio della droga. Nell’abitazione del cittadino tunisino, residente a Prato e attualmente agli arresti domiciliari, sono stati trovati quasi tre etti di hashish.
Nella casa del giovane italiano, situata in provincia di Firenze, gli investigatori avrebbero invece rinvenuto circa 35 grammi di cannabinoidi.
La Procura prosegue ora le verifiche per ricostruire l’intera rete di approvvigionamento e spaccio di droga nel carcere della Dogaia, mentre resta alta l’attenzione sul problema della sicurezza nelle carceri e sulla carenza di personale della polizia penitenziaria, indicata come uno dei fattori che rendono più difficile il controllo delle attività illegali all’interno della struttura.


