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“Dove le hanno chiuse!”. L’orrore di mamma e nonna sulle due neonate

Pubblicato: 06/03/2026 12:43

Il silenzio di una notte può essere rotto da eventi che cambiano per sempre la vita di chi li vive e di chi li osserva da lontano. In molti casi, la tragedia non si annuncia con segnali evidenti, ma si manifesta all’improvviso, lasciando dietro di sé un senso di incredulità e dolore. Le storie che nascono in casa, tra le mura familiari, possono essere le più delicate e allo stesso tempo le più devastanti, poiché coinvolgono chi dovrebbe proteggere e amare in modo incondizionato.

Spesso la cronaca racconta di tragedie silenziose, che si consumano in pochi attimi e che rivelano le fragilità dei legami più stretti. Piccoli gesti, decisioni improvvise e dinamiche nascoste possono trasformarsi in eventi di portata enorme, coinvolgendo non solo le vittime dirette, ma anche chi le circonda e l’intera comunità. È in questo contesto che emergono vicende drammatiche come quella che ha colpito due neonate e le loro famiglie, lasciando il Paese intero in attesa di risposte.
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I fatti a Digione

È nella città di Digione, capoluogo della Cote d’Or, che si svolge il processo a carico di Sabrina Boulsas e Zara Nacir, madre e nonna di due gemelline nate prematuramente. Le due donne sono accusate di aver tentato di uccidere le neonate chiudendole in un borsone della spesa, causando la morte di una delle due e il gravissimo rischio per l’altra. Il pubblico ministero ha chiesto condanne severe: 15 anni di carcere per la nonna, e sei anni per la madre.

Secondo quanto emerso in aula, il parto si è verificato tra la notte del 23 e del 24 maggio 2020, in casa, lontano dal padre adottivo. La giovane madre ha dichiarato di aver agito per tenere al caldo le neonate, mentre la nonna avrebbe pronunciato la frase: “credo che dovremmo sbarazzarci delle bambine”, giustificando l’azione con vergogna e paura di perdere il compagno. Le bambine sono state avvolte in vestiti e inserite in un sacchetto di plastica “in modo che non potessero respirare”. Solo una delle due neonate è sopravvissuta grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco.

La posizione delle parti civili

Gli avvocati dei servizi sociali e del dipartimento della Cote d’Or, costituitisi parte civile, hanno sottolineato la gravità dei fatti: “C’era l’intenzione di non lasciare alcuna possibilità di sopravvivenza”, ha dichiarato Elise Rolet, mentre Didier Pascaud ha aggiunto: “Chiunque avesse un briciolo di responsabilità morale si sarebbe preso cura di loro”. Le neonate sono state considerate dalla corte come vittime di un trattamento “come spazzatura”, che ha scioccato l’opinione pubblica e alimentato il dibattito sulla tutela dei minori.

Neonati gemelli nati in Bangladesh

La difesa delle imputate

Gli avvocati di Boulsas e Nacir puntano a far emergere lo stato psicologico delle imputate al momento dei fatti, descritte come in “assoluta angoscia” e in preda al “panico”. Secondo la difesa, il loro comportamento non deriverebbe da una volontà cosciente di uccidere, ma da un momento di estrema pressione emotiva. Le tesi difensive saranno esposte oggi, prima che la corte si ritiri per deliberare sul verdetto, atteso per questa sera.

Un caso che scuote la società

La vicenda delle gemelline nel borsone ha provocato shock e indignazione in Francia, diventando simbolo delle fragilità del sistema di protezione dei minori e dei legami familiari in contesti di violenza domestica. La comunità, le istituzioni e i media sono in attesa del verdetto, che rappresenta un momento cruciale non solo per le famiglie coinvolte, ma anche per l’intero Paese, chiamato a riflettere su responsabilità, tutela dei minori e ruolo della giustizia.

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