
A circa 10 anni luce da noi si nasconde un mondo che sta già accendendo i sogni degli astronomi di tutto il pianeta: si chiama GJ 887d, una super Terra situata nella cosiddetta zona abitabile della stella Gliese 887. A differenza di molti altri esopianeti, questo corpo celeste possiede caratteristiche uniche che lo rendono una meta di studio tra le più promettenti mai identificate: potrebbe infatti ospitare un’atmosfera densa e, di conseguenza, acqua liquida sulla sua superficie, condizioni necessarie per lo sviluppo di forme di vita. La NASA definisce la zona abitabile come «la distanza da una stella alla quale l’acqua liquida potrebbe esistere sulla superficie dei pianeti in orbita», una fascia ideale, spesso chiamata “zona di Riccioli d’oro”, dove il clima non è né troppo torrido né eccessivamente gelido.
Una stella calma per una super Terra da record
Ciò che rende GJ 887d un candidato d’eccellenza, rispetto al più celebre Proxima Centauri b, è la natura della sua stella madre. Sebbene quest’ultima sia una nana rossa di classe M — categoria di astri nota per violente eruzioni solari capaci di strappare via l’atmosfera ai pianeti vicini — la stella GJ 887 appare insolitamente calma. Questo significa che il pianeta non viene bombardato da radiazioni mortali, mantenendo così la stabilità atmosferica necessaria per proteggere la propria superficie. Il team di ricerca internazionale, guidato dal dottor C. Hartough dell’Università di Gottinga, ha confermato l’esistenza del pianeta utilizzando la tecnica della velocità radiale, analizzando le oscillazioni gravitazionali impresse sulla stella. I dati indicano che si tratta di un pianeta roccioso con una massa circa 6 volte superiore a quella terrestre.
Nonostante l’enorme potenziale, la realtà dei viaggi interstellari riporta rapidamente i piedi per terra. Anche utilizzando la sonda Parker Solar Probe, l’oggetto più veloce mai costruito dall’essere umano, servirebbero tra i 15.000 e i 16.000 anniper raggiungere il sistema. La gravità del pianeta, sensibilmente superiore a quella terrestre, aggiunge ulteriori sfide a una missione che, al momento, è «decisamente fuori dalla nostra portata tecnologica». I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics, aprono comunque un capitolo fondamentale: pur restando un obiettivo lontano, GJ 887d rappresenta una delle prove più concrete che, nel nostro vicinato galattico, potrebbero esistere mondi capaci di replicare, in climi tropicali ed estesi, le condizioni che hanno permesso alla vita di fiorire sul nostro pianeta.

