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Maria Antonietta morì folgorata a 16 anni mentre era al cellulare nella vasca: il caricabatterie era fuori norma. In sei rischiano il processo

Pubblicato: 18/03/2026 10:30

A tre anni dalla tragica morte di Maria Antonietta Cutillo, la sedicenne deceduta nel maggio 2023 a Montefalcione, in provincia di Avellino, la Procura compie un passo decisivo: è stato chiesto il rinvio a giudizio per sei persone nell’ambito dell’inchiesta sulla sua morte. La giovane perse la vita a causa di una folgorazione nella vasca da bagno, mentre utilizzava il telefono collegato alla corrente.

Secondo quanto emerso, il procedimento giudiziario entrerà in una fase cruciale il prossimo 18 giugno 2026, quando gli imputati compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare.
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La dinamica della tragedia

La sera della tragedia, Maria Antonietta Cutillo si trovava nella vasca da bagno della sua abitazione ed era impegnata in una videochiamata con un’amica. In quel momento, il telefono, collegato al caricabatterie per la ricarica, sarebbe caduto in acqua, provocando una scarica elettrica fatale.

I soccorsi si rivelarono inutili: la giovane morì sul colpo. L’esame autoptico ha poi confermato che il decesso è avvenuto “in seguito a folgorazione da contatto”, causata da una scarica elettrica proveniente dal dispositivo.

Un episodio drammatico che ha scosso profondamente la comunità locale e acceso i riflettori sulla sicurezza dei dispositivi elettronici.

Le indagini e i difetti del caricabatterie

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Cecilia De Angelis, hanno ricostruito con precisione la catena delle responsabilità. Fondamentale il lavoro dei militari della compagnia di Mirabella Eclano, con il supporto del reparto specializzato del Racis.

Gli accertamenti tecnici hanno evidenziato la presenza di difetti di fabbricazione nel caricabatterie utilizzato dalla ragazza. In particolare, sarebbe risultato non conforme un componente interno, il cosiddetto condensatore ceramico, realizzato con materiali di scarsa qualità.

Secondo la Procura, proprio queste anomalie avrebbero reso il dispositivo pericoloso. Se il caricabatterie fosse stato conforme agli standard previsti, la giovane – sostengono gli inquirenti – avrebbe potuto salvarsi.

Le accuse: omicidio colposo e frode

Sei le persone per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio: tre importatori di origine cinese, due imprenditori italiani e il titolare di un’attività commerciale del territorio irpino.

Le accuse principali sono quelle di omicidio colposo e frode in commercio. Agli imprenditori viene contestato di aver importato e distribuito un prodotto non conforme alle normative di sicurezza, omettendo i controlli necessari e immettendo sul mercato un dispositivo potenzialmente letale.

Secondo l’impianto accusatorio, il caricabatterie sarebbe stato venduto con una marcatura CE falsa e privo della documentazione obbligatoria, come istruzioni d’uso e dichiarazione di conformità. Elementi che avrebbero indotto in errore i consumatori sulla qualità e sicurezza del prodotto.

Il titolare del negozio che ha venduto il caricabatterie risponde invece della sola accusa di frode in commercio.

Attesa per l’udienza preliminare

Il prossimo passaggio sarà l’udienza preliminare davanti al giudice, fissata per giugno 2026. In quella sede verrà deciso se gli imputati dovranno affrontare il processo.

Nel frattempo, la famiglia di Maria Antonietta Cutillo, assistita dal proprio legale, continua a chiedere verità e giustizia per una morte che, secondo l’accusa, poteva essere evitata.

Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza dei dispositivi elettronici, soprattutto quelli di importazione, e dei controlli sulla loro immissione sul mercato. Una vicenda che unisce dolore e responsabilità, e che ora attende il vaglio della giustizia.

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