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Ferrari in lutto, è morto proprio lui: “Ha fatto la storia”

Pubblicato: 27/03/2026 18:28

Lo sport italiano è in lutto: è morto a 88 anni, dopo una lunga malattia, Piero Fusaro, manager che ha lasciato un’impronta profonda nella storia della Ferrari e dell’industria automobilistica italiana. Una di quelle figure che, anche lontano dai riflettori della pista, hanno contribuito a scrivere pagine decisive del motorsport.

A diffondere la notizia è Motorsport.com: il decesso è avvenuto a pochi giorni dal suo compleanno, previsto per il 29 marzo. Un dettaglio che rende la notizia ancora più amara, e che chiude simbolicamente un percorso lungo decenni, vissuto tra fabbriche, consigli di amministrazione e scelte strategiche.

Un nome che pesa nella storia della Ferrari

Addio a Piero Fusaro. Ex presidente della Ferrari, torinese, è stato una figura centrale per l’industria dell’auto italiana, con incarichi di primo piano anche in Fiat, Alfa Romeo e Seat. Un curriculum da “uomo delle stanze dei bottoni”, ma con un ruolo concreto nel definire la direzione di un’intera stagione industriale.

Nel racconto della sua carriera c’è anche un capitolo che, per gli appassionati, ha sempre avuto il sapore del “what if”: il suo nome resta legato a una delle vicende più discusse della Formula 1, il possibile approdo di Ayrton Senna alla Ferrari per la stagione 1991. Una trattativa che non si concretizzò, ma che segnò un passaggio importante nella storia della scuderia.

Ferrari, immagine simbolo del Cavallino rampante

Dalla trattativa Senna agli anni delle svolte a Maranello

Erano anni di cambiamenti e, per certi versi, di tinte fosche per la squadra: la Ferrari visse una stagione complessa, con scosse rilevanti nella struttura sportiva e dirigenziale. In quel periodo Cesare Fiorio lasciò il suo incarico, Alain Prost uscì dal progetto e alla guida della società arrivò poi Luca Cordero di Montezemolo.

In mezzo, la sensazione di trovarsi davanti a un bivio storico: riorganizzare, ripensare, ricostruire. Anche per questo Fusaro resta una figura chiave, legata a un’epoca in cui le decisioni di vertice pesavano tantissimo sul destino sportivo e industriale del Cavallino.

Auto Ferrari in pista, immagine legata al motorsport

La carriera: Fiat, Ferrari e i vertici dell’auto italiana

La sua carriera era iniziata nel 1963, dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, con l’ingresso in Fiat. Da lì, una crescita costante: direttore di stabilimento, poi incarichi sempre più rilevanti fino alla chiamata a Maranello nel 1975 da parte di Enzo Ferrari, che gli affidò la direzione generale del Cavallino.

Un passaggio che dice molto: essere scelti direttamente da Enzo Ferrari significava godere di fiducia e riconoscimento in un ambiente dove la competenza contava più di qualsiasi slogan.

Ferrari, dettaglio di una vettura del Cavallino rampante

Gli ultimi incarichi e l’eredità che resta

Nel corso degli anni ricoprì ruoli di vertice anche all’interno del gruppo: nel 1979 fu amministratore delegato di Seat in Spagna, mentre nel 1985 entrò nel comitato direttivo di Fiat Auto. Con l’acquisizione di Alfa Romeo ne divenne amministratore delegato e presidente, consolidando ulteriormente il suo profilo industriale.

Dopo l’esperienza in Ferrari, proseguì la sua attività come manager, arrivando alla presidenza dell’Anfia nel 1992. Una carriera lunga e articolata, tra industria e motorsport, che oggi si chiude lasciando un segno nella storia dell’automobile italiana. E una domanda che resta, inevitabile: quanto contano, davvero, le figure dietro le quinte? Nel caso di Piero Fusaro, la risposta sembra scritta nei decenni che ha attraversato.

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