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Artemis II decolla verso la Luna: quattro astronauti in viaggio, la sfida dello spazio torna centrale. E Trump non c’era

Pubblicato: 02/04/2026 07:03

La missione Artemis II è partita nella notte, segnando il ritorno concreto dell’uomo nello spazio profondo dopo oltre mezzo secolo. Il lancio è avvenuto alle 00:35, con il razzo Space Launch System (Sls) che ha portato in orbita la capsula Orion, destinata a compiere un viaggio di dieci giorni attorno alla Luna. A bordo quattro astronauti – tre americani e un canadese – protagonisti di una missione che non prevede allunaggio, ma rappresenta un passaggio decisivo verso il ritorno umano sulla superficie lunare previsto per il 2028.

Dieci minuti dopo il decollo il razzo ha superato la Linea di Karman, il limite simbolico tra atmosfera e spazio, mentre i booster si sono staccati come previsto precipitando nell’Atlantico. Poco dopo, la capsula Orion ha dispiegato i pannelli solari, entrando nella fase operativa del viaggio. Il comandante Reid Wiseman ha subito trasmesso a Terra le prime impressioni: “Che vista magnifica, abbiamo appena osservato il sorgere della Luna”.

Problemi tecnici risolti prima del decollo

Il lancio è stato preceduto da momenti di tensione per due problemi tecnici emersi nelle ultime ore. Il primo ha riguardato il sistema di comunicazione tra la capsula e il centro di controllo Nasa, che ha mostrato anomalie temporanee. Ancora più delicata la questione legata al flight termination system, il dispositivo di autodistruzione che può essere attivato da Terra in caso di perdita di controllo del razzo. Il sistema sembrava non rispondere correttamente, ma i tecnici sono riusciti a ripristinarlo in tempo utile.

Un secondo inconveniente ha coinvolto una batteria che si era surriscaldata oltre i limiti previsti. Anche in questo caso l’intervento è stato rapido e decisivo. Superati questi ostacoli, la missione è potuta partire regolarmente, confermando la capacità della Nasa di gestire criticità complesse in fasi estremamente delicate.

Un viaggio record tra distanza e simbolo

Artemis II porterà gli astronauti fino a circa 400 mila chilometri dalla Terra, una distanza raggiunta in passato solo durante la missione Apollo 13 del 1970. Dopo oltre cinquant’anni dall’ultima presenza umana nei pressi della Luna, l’equipaggio tornerà a sorvolare anche il lato nascosto del satellite, raccogliendo immagini inedite e dati fondamentali per le future missioni.

Il volo complessivo sarà di oltre due milioni di chilometri, lungo una traiettoria a forma di otto che riporterà Orion sulla Terra dopo dieci giorni. Non è previsto l’allunaggio, ma questa missione ha un valore strategico: testare tutte le fasi del viaggio umano nello spazio profondo, dalla partenza al rientro.

Il nodo dello scudo termico e le critiche

Tra le incognite principali resta lo scudo termico della capsula Orion. Durante il test del 2022, nella missione Artemis I, aveva mostrato segni di deterioramento superiori alle attese. La Nasa ha scelto di non sostituirlo, ma di modificare la traiettoria di rientro rendendola meno inclinata, riducendo così lo stress termico.

Una decisione che alcuni esperti considerano rischiosa. Altre critiche riguardano la scelta di costruire il razzo Sls utilizzando componenti derivati dagli Space Shuttle, tecnologia non completamente nuova. I precedenti rinvii del lancio, causati da perdite di carburante, avevano già alimentato dubbi sulla affidabilità complessiva del sistema.

Tecnologia europea e contributo italiano

Un ruolo centrale è giocato dal modulo di servizio europeo, realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e in parte costruito anche in Italia. Questo modulo fornisce propulsione, energia, acqua e controllo termico, elementi essenziali per la sopravvivenza dell’equipaggio nello spazio profondo.

Il contributo italiano è stato sottolineato anche dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che ha evidenziato il ruolo dell’industria nazionale nello sviluppo delle tecnologie a bordo. Un segnale politico e industriale importante in un contesto di crescente competizione internazionale.

L’equipaggio e l’assenza politica americana

L’equipaggio è composto da astronauti tra i 47 e i 50 anni, scelti per esperienza e affidabilità. Oltre al comandante Wiseman, ci sono Victor Glover, Christina Koch – detentrice del record femminile di permanenza nello spazio – e il canadese Jeremy Hansen, alla sua prima missione.

A Cape Canaveral erano presenti circa 40mila persone per assistere al lancio, ma tra loro non c’era il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, impegnato in queste ore nella guerra contro l’Iran. Un’assenza che segna anche il contesto politico in cui si muove oggi il programma Artemis, tra tensioni internazionali e priorità strategiche divergenti.

Artemis II si inserisce in una nuova corsa alla Luna, con la Cina che punta a un allunaggio entro il 2030. Gli Stati Uniti vogliono anticipare i tempi e costruire una base permanente al polo sud lunare negli anni Trenta. Il ritorno dell’uomo verso la Luna avviene così mentre sulla Terra si combattono guerre: due traiettorie parallele che raccontano, ancora una volta, le contraddizioni del nostro tempo.

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Ultimo Aggiornamento: 02/04/2026 07:12

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