
Il destino di un uomo e il collasso di un’infrastruttura si intrecciano in un giallo drammatico che sta tenendo l’Italia con il fiato sospeso. Sono ore di angoscia profonda per la sorte di Domenico Racanati, 53 anni, originario di Bisceglie, svanito nel nulla proprio mentre il ponte sul Trigno — arteria vitale tra Molise e Abruzzo — si sbriciolava improvvisamente. L’ultimo segnale di vita dell’uomo risale alle ore 9 del 2 aprile, un istante cristallizzato in una telefonata interrotta brutalmente. Racanati era in viaggio verso Ortona e si trovava nei pressi di Termoli quando la comunicazione con la moglie è caduta nel vuoto, proprio in coincidenza con il cedimento strutturale della carreggiata.

L’allarme della famiglia e l’auto champagne nel mirino
A far scattare la macchina dei soccorsi è stata la figlia, con un appello disperato affidato ai social che ha fatto rapidamente il giro del Paese. L’uomo viaggiava a bordo di una Fiat Bravo di colore champagne, targata DH870PB, un dettaglio che ora rappresenta il fulcro delle ricerche. La tragica simultaneità tra la scomparsa e il crollo lascia aperta l’ipotesi, definita terribile dagli inquirenti, di un coinvolgimento diretto del veicolo nel disastro. La Procura di Larino, sotto la guida di Elvira Antonelli, sta coordinando le operazioni per verificare se quella sagoma metallica inghiottita dal cemento corrisponda effettivamente all’auto di Racanati.
Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, al momento del disastro due veicoli stavano attraversando il viadotto: «uno è riuscito a mettersi in salvo, mentre l’altro sarebbe rimasto coinvolto nel cedimento», spiega una nota della Procura. Questo “secondo veicolo” è l’ombra che agita i sogni dei familiari. Sul luogo del disastro il dispiegamento di forze è massiccio: «Sono in corso operazioni di ricerca con mezzi di soccorso anche aerei e con l’impiego dei sommozzatori dei vigili del fuoco», mentre a terra operano il Compartimento della Polizia Stradale per Abruzzo e Molise e diverse unità della polizia di Stato.
Mentre le idrovore e i sommozzatori scandagliano il letto del fiume, la magistratura ha già mosso i primi passi formali. È stato aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti per crollo colposo, ma la situazione è fluida e drammatica: qualora venisse accertata la presenza dell’autovettura sotto le macerie, l’ipotesi di reato verrebbe immediatamente estesa all’omicidio colposo. Si scava non solo tra i detriti, ma anche nei registri di manutenzione di un ponte che doveva essere sicuro e che invece è diventato una trappola.


