
Le profondità della Terra continuano a rappresentare uno dei territori più complessi e affascinanti per la ricerca scientifica. In Toscana, tra Larderello e il Monte Amiata, un’area da sempre associata alla produzione di energia geotermica, nuove evidenze scientifiche stanno aprendo scenari inediti sul potenziale nascosto del sottosuolo.
Da decenni questa porzione di territorio è al centro di attività di estrazione del calore terrestre, ma le più recenti analisi suggeriscono che ciò che si conosce in superficie potrebbe essere solo una parte di un sistema molto più ampio e complesso. Una scoperta che intreccia ricerca, innovazione e prospettive legate alla transizione energetica.
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Larderello e Monte Amiata al centro della ricerca
Un nuovo studio condotto dall’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto di geoscienze e georisorse del CNR di Firenze e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), ha individuato la possibile presenza di vasti accumuli di materiale magmatico nel sottosuolo delle aree di Larderello e del Monte Amiata.
Le analisi indicano strutture geologiche collocate tra gli 8 e i 15 chilometri di profondità, con volumi potenzialmente pari a migliaia di chilometri cubi. Un dato che, secondo gli studiosi, ridefinisce la comprensione dell’assetto geotermico dell’area toscana.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment e si basa su tecniche avanzate di indagine del sottosuolo, in particolare la cosiddetta tomografia del rumore sismico ambientale, un metodo innovativo che sfrutta le vibrazioni naturali della Terra.

Nuove tecniche di indagine e dati scientifici
La metodologia utilizzata consente di “ascoltare” il sottosuolo attraverso una rete di sensori sismici, rilevando le variazioni nella propagazione delle onde. In questo studio sono state impiegate circa 60 stazioni di rilevamento, in grado di registrare segnali ambientali continui come vento e movimenti marini.
I dati vengono poi elaborati da sistemi di calcolo ad alte prestazioni, capaci di gestire fino a 10 terabyte di informazioni per singolo esperimento, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per migliorare la risoluzione delle immagini del sottosuolo.
Secondo gli studiosi, la presenza di onde sismiche a velocità ridotta può indicare zone in cui le rocce sono parzialmente fuse, elemento compatibile con la presenza di un serbatoio magmatico profondo.
Le parole dei ricercatori e il ruolo dell’Italia
Tra i protagonisti dello studio figura il geologo italiano Matteo Lupi, professore associato all’Università di Ginevra, originario di Pisa. Il ricercatore sottolinea come la presenza di sistemi geotermici attivi nella fascia toscana fosse nota, ma la dimensione dei possibili serbatoi magmatici rappresenti un elemento inatteso.
Lupi evidenzia inoltre che non vi sono indicazioni di una possibile attività vulcanica imminente, ma definisce la scoperta “straordinaria” per le implicazioni scientifiche e tecnologiche.
Il progetto nasce anche grazie a finanziamenti avviati nel 2011 da una fondazione svizzera con l’obiettivo di sviluppare tecnologie utili alla transizione energetica, riducendo costi e impatto ambientale delle esplorazioni geologiche.

Implicazioni per energia e risorse strategiche
Oltre all’interesse scientifico, lo studio apre prospettive significative sul piano applicativo. Secondo i ricercatori Domenico Montanari e Gilberto Saccorotti, la comprensione più precisa dei sistemi profondi può migliorare la valutazione del potenziale geotermico di un territorio.
La possibilità di individuare strutture magmatiche così vaste potrebbe inoltre avere ricadute sulla ricerca di metalli critici e terre rare, elementi fondamentali per le tecnologie energetiche e digitali del futuro, la cui formazione è spesso legata proprio ai sistemi magmatici profondi.
Le conclusioni dello studio indicano una direzione chiara: l’utilizzo di tecniche non invasive, economiche e a basso impatto ambientale come la tomografia sismica potrebbe diventare uno strumento centrale per l’esplorazione del sottosuolo, con applicazioni che vanno oltre la geotermia e si estendono all’intero settore delle risorse strategiche.


