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Quattro tumori su dieci possono essere evitati: quali sono le due abitudini più pericolose di tutte

Pubblicato: 11/06/2026 08:12

Il cancro continua a rappresentare una delle principali sfide sanitarie a livello globale. Nonostante i progressi compiuti dalla ricerca scientifica e i miglioramenti nelle cure, le malattie oncologiche restano la seconda causa di morte nel mondo dopo le patologie cardiovascolari. Un dato, però, emerge con particolare forza da una recente analisi internazionale: una quota significativa dei tumori potrebbe essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio modificabili.

A evidenziarlo è un nuovo rapporto elaborato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che ha esaminato la diffusione delle neoplasie a livello mondiale nel 2022. Lo studio ha individuato trenta fattori di rischio prevenibili associati all’insorgenza di diverse forme tumorali, confermando il ruolo decisivo della prevenzione nella lotta contro il cancro.
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I numeri dei tumori evitabili

L’analisi ha rilevato che nel 2022 sono stati registrati circa 7,1 milioni di nuovi casi di cancro. Di questi, il 37% è stato associato a cause considerate evitabili. In termini assoluti, si tratta di oltre 2,6 milioni di diagnosi che, secondo i ricercatori, avrebbero potuto essere prevenute attraverso interventi mirati sui principali fattori di rischio.

Lo studio ha preso in considerazione 36 differenti tipi di tumore distribuiti in 185 Paesi, offrendo una fotografia globale dell’impatto delle cause prevenibili. Dall’analisi emerge che tre forme tumorali risultano particolarmente rappresentate tra i casi attribuibili a fattori modificabili: il tumore al polmone, il tumore allo stomaco e il tumore della cervice uterina. Insieme costituiscono quasi la metà di tutti i tumori considerati evitabili sia nella popolazione maschile sia in quella femminile.

Le principali cause individuate dagli esperti

Tra i fattori presi in esame figurano il fumo di tabacco, l’eccesso di peso corporeo, la sedentarietà, il consumo di alcol, l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, l’inquinamento atmosferico e alcune infezioni cancerogene.

Per quanto riguarda il tumore al polmone, il legame più forte è stato riscontrato con il fumo e con l’esposizione agli agenti inquinanti presenti nell’aria. Nel caso del tumore gastrico, invece, un ruolo rilevante è stato attribuito all’infezione da Helicobacter pylori, mentre il tumore della cervice uterina è risultato strettamente associato al papillomavirus umano (HPV).

I dati confermano quindi come una parte consistente del rischio oncologico non dipenda esclusivamente da fattori genetici o casuali, ma possa essere influenzata da comportamenti individuali e da interventi di sanità pubblica.

Fumo e alcol tra i rischi più rilevanti

Analizzando esclusivamente i comportamenti individuali, lo studio individua nel fumo e nel consumo di alcol le abitudini con il maggiore impatto sullo sviluppo del cancro.

Secondo il rapporto, il tabacco rappresenta la principale causa prevenibile di tumore, essendo associato al 15% di tutte le nuove diagnosi registrate a livello mondiale. Al secondo posto figurano le infezioni, responsabili del 10% dei casi, mentre l’alcol è stato collegato al 3% delle nuove diagnosi.

L’incidenza varia inoltre tra uomini e donne. Nella popolazione maschile il fumo è stato associato al 23% dei nuovi casi di cancro, seguito dalle infezioni con il 9% e dall’alcol con il 4%. Tra le donne, invece, le infezioni rappresentano il principale fattore di rischio tra quelli considerati, essendo collegate all’11% delle diagnosi. Il fumo è stato associato al 6% dei casi, mentre un indice di massa corporea elevato è risultato collegato al 3% delle nuove diagnosi.

Il peso delle infezioni cancerogene

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda il ruolo delle infezioni cancerogene. Lo studio è infatti il primo a includere in una valutazione globale le cause infettive del cancro insieme ai fattori ambientali, comportamentali e occupazionali già noti.

Questo approccio ha consentito di evidenziare l’importanza di strategie preventive capaci di intervenire non solo sugli stili di vita, ma anche sulla diffusione di infezioni associate allo sviluppo di alcune neoplasie.

Tra le misure considerate prioritarie dagli autori figurano una maggiore copertura vaccinale contro infezioni come HPV ed epatite B, una regolamentazione più efficace del consumo di alcol, il miglioramento della qualità dell’aria e l’adozione di condizioni lavorative più sicure. A queste si aggiunge la promozione di abitudini alimentari e stili di vita orientati alla prevenzione.

Il quadro delineato dalla ricerca rafforza quindi un concetto centrale: una parte significativa del carico globale dei tumori potrebbe essere ridotta attraverso interventi preventivi mirati, capaci di agire sui fattori di rischio che la comunità scientifica considera oggi modificabili.

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