
Aveva appena 19 anni e quella sera stava semplicemente tornando a casa. Una richiesta banale, un passaggio in auto chiesto a un conoscente dopo aver trascorso alcune ore con la fidanzata a Pizzoni, nel Vibonese. Un gesto quotidiano, che si è trasformato in una condanna a morte. Filippo Ceravolo, estraneo a qualsiasi contesto criminale, si trovò infatti accanto a quello che era il vero obiettivo di un agguato di ’ndrangheta e venne ucciso al suo posto, diventando una vittima innocente di mafia.
A oltre tredici anni da quella notte, tra il 25 e il 26 ottobre 2012, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia ritengono di aver compiuto un passo decisivo verso la verità. Un’operazione ha portato all’emissione di un’ordinanza nei confronti di 15 persone, ritenute coinvolte in diversi episodi legati alla guerra tra le cosche delle Preserre vibonesi. Tra queste, tre sono accusate a vario titolo dell’omicidio del giovane.
La ricostruzione dell’agguato e i presunti killer di Filippo
Secondo quanto emerso dalle indagini, Filippo Ceravolo si trovava a bordo dell’auto guidata da Domenico Tassone, ritenuto vicino alla cosca Emanuele, in guerra con il clan rivale dei Loielo. L’obiettivo del commando era proprio Tassone, che però riuscì a salvarsi lanciandosi fuori dal veicolo durante l’agguato.
A essere colpito mortalmente fu invece il giovane passeggero: alcuni colpi di fucile lo raggiunsero al collo e al volto, senza lasciargli scampo. Una dinamica brutale che ha segnato profondamente la comunità locale e che, per anni, è rimasta senza responsabili individuati.
Tra gli arrestati che dovranno rispondere in sede giudiziaria delle pesanti accuse, figurano Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro, ritenuti i basisti, e Giovanni Alessandro Nesci, indicato come uno dei componenti del gruppo di fuoco. Gli inquirenti ritengono inoltre di aver individuato anche i presunti mandanti, ma per questi ultimi il giudice per le indagini preliminari non ha ritenuto sufficienti gli elementi per procedere con misure cautelari.
Il peso del tempo e la ricerca di giustizia
L’inchiesta si inserisce in un contesto più ampio di ricostruzione delle dinamiche criminali legate al controllo del territorio nelle Preserre vibonesi. Ma, al di là degli aspetti investigativi, resta il valore simbolico di un’indagine che prova a restituire verità a una famiglia colpita da una tragedia inspiegabile.
Il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha parlato con evidente emozione dell’operazione: “Oggi il cielo è plumbeo, ma è una gran bella giornata”, sottolineando come questo risultato rappresenti un passo importante per dare “dignità al dolore di due genitori”. Parole che raccontano il senso profondo di un lavoro investigativo lungo oltre un decennio.
Pochi mesi fa il padre di Filippo, Martino Ceravolo, aveva incontrato i magistrati, ricevendo un invito a non perdere fiducia nella giustizia. Oggi, alla notizia degli arresti, ha voluto ringraziare le forze dell’ordine, parlando di “un giorno speciale”. Un primo spiraglio, dopo anni di attesa, per una vicenda che resta tra le più dolorose nella storia recente della Calabria, che comunque dovrà ancora attendere la fase processuale per dirsi chiusa.


